Superbonus per le imprese che rinunceranno al Tfr

Il progetto è allo studio del ministero del Welfare. L’Abi resiste: rinviato a lunedì l’incontro con le parti sociali

da Milano

Un superbonus per le imprese che rinunceranno al Tfr a favore dei fondi pensione. È il progetto su cui sta lavorando il ministero del Welfare, per rilanciare la previdenza complementare.
Ancora da definire, invece, la questione dell’accesso al credito per le imprese, che deve compensare la perdita di liquidità garantita attualmente dal Tfr: proprio per questo è slittato a lunedì l’incontro previsto per oggi tra ministero e parti sociali sul decreto di attuazione della riforma. Lo stesso Roberto Maroni non nasconde che su questo tema ci sono delle resistenze e ha chiesto 24 ore di tempo per definire meglio l’accordo con l’Abi.
È stato risolutivo, al contrario, l’incontro con il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, nel quale è stato definito il pacchetto di interventi per le compensazioni alle imprese. Maroni non ha voluto quantificare l’ammontare di risorse che saranno messe a disposizione, limitandosi a definirle «largamente superiori agli oneri necessari».
I costi per le imprese, comunque, sono stati calcolati partendo dalla stima dei costi previsti dalla relazione tecnica per la delega, cioè 13 miliardi. Per le imprese che sosterranno la devoluzione del Tfr ai fondi pensione «resta la deduzione fiscale - ha spiegato il ministro - che passa dal 3 al 4% e al 6% per le piccole e medie imprese». E ha aggiunto: «Stiamo studiando anche un bonus o superbonus, che per i lavoratori è stato molto efficace, in termini di riduzione del costo del lavoro». Una sorta di incentivo alle imprese che, nelle intenzioni del ministro, dovrebbe consentire di andare oltre la semplice compensazione dei costi derivanti dalla rinuncia al Tfr come fonte di autofinanziamento.
Queste soluzioni soddisferanno «al 90% le parti sociali che hanno sottoscritto l’avviso comune - ha commentato Maroni -. Quanto all’Ania, «non li fa certo urlare di gioia ma li fa considerare soddisfatti». Il ministro ha comunque sottolineato che non cambieranno i tempi per l’approvazione e il decollo della riforma, previsto per il primo gennaio prossimo. Per martedì è confermato l'incontro con i presidenti di commissione e i relatori delle commissioni parlamentari che tra mercoledì e giovedì daranno il parere sul decreto, che sarà recepito dal Consiglio dei ministri entro il 6 ottobre.