Superborsa, sì dei soci Milano sposa Londra

Dal 2009 le sinergie. Capuano: «Mai preoccupato dalle parole di Draghi»

da Milano

Strette le ultime viti dell’integrazione, sarà costruita a ottobre la superborsa Milano-Londra che lascia la porta aperta ad altre alleanze e che dovrebbe entrare a fare parte del «Ftse 100», il paniere delle blue chip britanniche. Le nozze, da cui nascerà il primo listino europeo con un bacino di quasi 3.600 società quotate, sono state celebrate ieri da due assemblee-lampo. Sia tra le banche socie di Borsa Italiana, sia tra gli azionisti del London Stock Exchange (Lse) il consenso è stato infatti plebiscitario. «Se ci saranno altre opportunità le valuteremo», ha detto l’ad di Borsa Italiana Massimo Capuano, che sarà il vice di Clara Furse nel supergruppo. Questo matrimonio è quindi solo un punto di partenza per il top manager che ha anche assicurato di «non essere mai stato preoccupato» dal monito lanciato dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, rispetto all’isolamento in cui sembrava costretta Piazza Affari e di aver interpretato tale sollecitazioni in «modo molto positivo».
Dal punto di vista tecnico, l’operazione prevede un’offerta carta contro carta con cui Londra (che ha varato un aumento di capitale da 1,6 miliardi), diverrà azionista unico di Piazza Affari.
Nella seconda parte del 2008 i primi risultati industriali con l’adozione di una sola piattaforma di trading, mentre le «sinergie di costo saranno dispiegate nel 2009-2010 e nel 2011 quelle da ricavi» ha detto Capuano dopo aver più volte sottolineato la centralità strategica di Mts, la piattaforma per i titoli di Stato.
Anche se è molto improbile che entro l’anno il nuovo gruppo possa essere quotato anche a Milano, gli italiani saranno i primi (28%) davanti all’americana Nasdaq: al momento, tuttavia, non c’è alcun progetto di consolidamento della squadra made in Italy, ha proseguito Capuano rettificando l’orientamento espresso poche ore prima dal presidente del collegio sindacale Roberto Ruozi.
«Siamo altamente complementari e la fusione creerà considerevole valore per i nostri azionisti» ha invece assicurato da Londra Clara Furse dopo aver incassato l’ok alle nozze dal 78% del capitale. Mentre a Milano, che doveva rimuovere anche alcuni vincoli statutari (tra cui l’eliminazione del limite al 10% dei diritti di voto), erano 68 i presenti per consensi pari al 99,9 per cento. Ora si attende il via libera della Consob e dell’omologo inglese Fsa.