Il superboss Raccuglia arrestato seguendo la pista dei "pizzini"

Gli investigatori, da oltre un anno, seguivano i "postini" che curavano i contatti del boss mafioso con i suoi
uomini. Alfano: firmerò per il carcere duro

Palermo - Come accadde per il capomafia corleonese Bernardo Provenzano anche per la cattura del boss Mimmo Raccuglia, arrestato ieri, è stata decisiva, per gli inquirenti, la rete dei pizzini. Gli investigatori, da oltre un anno, tenevano sotto controllo i «postini» che curavano i contatti del boss con i suoi uomini. In tutto circa 8 persone che si muovevano tra Altofonte e Camporeale per consegnare e prendere i pizzini diretti e inviati dal boss. Seguendo i postini la polizia è arrivata fino al covo di Calatafimi. Gli agenti controllavano l’abitazione di via Cabasino da sabato, sospettando che dentro ci fosse il capomafia. Ieri, a dare il segnale che in casa ci fosse qualcuno, è stato il bagliore della tv accesa da Raccuglia, visibile dall’esterno quando il boss ha aperto il balcone.

Una mitraglietta e 130mila euro Il bossera solito utilizzare un block notes per appuntare, tra l’altro, nomi e cifre della riscossione del pizzo. Il blocco, insieme a una trentina di pizzini, 130 mila euro in contanti, una mitraglietta e due pistole - una calibro 357 e un’arma svizzera - è stato ritrovato in un grosso zaino che il boss ha lanciato dalla finestra quando ha tentato di sfuggire alla cattura. Nella sacca c’erano anche decine di guanti da chirurgo e numerosi proiettili, «tutto l’armamentario - dice il pm della Dda di Palermo Francesco Del Bene che ha coordinato le indagini sulla cattura - di un killer di tutto rispetto come era Raccuglia». Gli inquirenti non escludono che il capomafia abbia recentemente partecipato ad alcuni degli omicidi che tra il 2005 e il 2009 hanno insanguinato la zona di Partinico. Delitti che s’ inquadrano in una faida combattuta tra Raccuglia, che dopo l’arresto dei Vitale aveva esteso il suo dominio fino a Partinico e la cosca di Borgetto vicina al capomafia Salvatore Lo Piccolo.

Preparava un incontro con la famiglia Anche per le imminenti festività natalizie Raccuglia stava organizzando un incontro con la moglie e i figli. Prassi costante della sua latitanza, interrotta solo la scorsa estate. Lo deducono gli investigatori che hanno trovato nel covo di Calatafimi in cui il capomafia si nascondeva un foglietto con l’indicazione, scritta a mano, dei giorni in prossimità delle feste di Natale in cui le scuole sarebbero rimaste chiuse. Per anni la moglie e i due figli, uno dei quali nato proprio durante la latitanza del padre, all’inzio delle ferie estive, salivano sulla corriera per scendere, ogni anno in un luogo diverso e, seminando gli investigatori, raggiungevano il capomafia nei vari nascondigli. Una beffa ripetuta per anni e interrotta solo la scorsa estate probabilmente perché la donna temeva di non riuscire a sfuggire agli inquirenti.

Alfano: firmerò per il carcere duro "Non appena mi arriverà il carteggio, firmerò subito il carcere duro per il capomafia". Lo ha detto il ministro della giustizia Angelino Alfano a margine della firma di un protocollo di intesa tra la provincia di Agrigento e il dipartimento di giustizia minorile per la Sicilia. "La cattura di Raccuglia - ha aggiunto - è un successo straordinario di cui già mi sono complimentato col capo della polizia".

Il procuratore: arresto che destabilizza L’arresto del latitante "porterà alla destabilizzazione nel territorio tra Partinico, Borgetto e San Giuseppe Iato". È quanto dice all’Adnkronos il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, tornando a parlare di Raccuglia, trasferito questa mattina al carcere Pagliarelli di Palermo, dopo avere trascorso la notte in Questura. "Raccuglia - dice il numero uno del pool antimafia - negli ultimi anni si era esteso molto da Altofonte fino a raggiungere le zone vicine. In particolare aveva grandi influenze nella zona di Partinico, dove aveva il controllo di gruppi criminali pronti allo scontro". Proprio a Partinico dal 2005 al gennaio scorso ci sono stati sette omicidi di mafia, dovuti allo scontro tra la mafia di Borgetto e quella di Partinico. Raccuglia era molto vicino ai boss mafiosi Vitale, capo mandamenti di Partinico. Aveva preso il loro posto dopo l’arresto e da allora il suo potere criminale è aumentato notevolmente. A questo punto, è sempre il procuratore Messineo a sottolinearlo "gli occhi sono puntati sul capomafia Matteo Messina Denaro. Lo cerchiamo da tanti anni, adesso ci vuole solo un piccolo colpo di fortuna per riuscire a rintracciarlo. La ricerca dei latitanti non si fa con le battute degli investigatori nelle campagne ma con altri strumenti validi, tra cui le intercettazioni"