Un superbunker antinucleare sotto i monti di Gerusalemme

Chi ci ha messo piede lo descrive come un antro tanto ampio e profondo da mettere soggezione. Sta nascendo sotto gli occhi di tutti, ma pochi a Gerusalemme hanno capito cosa sia. Pochi hanno realizzato che sulle montagne sopra la Città Santa sta sorgendo il primo immenso rifugio capace di resistere a un attacco atomico. La «grande paura» israeliana non è semplice suggestione. Nessuno - neppure il Mossad - è riuscito a penetrare il velo di segretezza che circonda i progetti nucleari di Teheran. Neppure le spie israeliane di discendenza persiana infiltrate nella Repubblica islamica hanno scoperto se Teheran sia prossima all’obiettivo o abbia bisogno di molti anni per assemblare il primo ordigno nucleare.
Gli indizi che fanno temere il peggio non mancano. Qualche giorno fa i portavoce militari di Teheran hanno annunciato l’entrata in servizio di una bomba intelligente da circa 900 chili. I missili Shahab 4, entrati in produzione da tempo, continuano a venir perfezionati e sono in grado di trasportare testate sempre più potenti fino ai confini dello Stato ebraico. Per premunirsi i vertici politico militari di Israele hanno deciso di costruire un super bunker capace di proteggere il governo e i responsabili delle forze di sicurezza.
Non è un progetto da poco. Per rendersene conto basta alzare gli occhi alle montagne. La strada costruita per far passare gru, trivelle, attrezzi e lavoratori specializzati consente il transito di due grossi camion affiancati. Ma per capire la maestosità del progetto, spiegano i pochissimi che ci hanno buttato un occhio, bisogna entrarci. «Là dentro è immenso, sembra di stare in un film, t’incute paura e soggezione soprattutto se pensi che da lì sarà possibile controllare l’intero Paese – ha raccontato a Yediot Ahronot, il più diffuso quotidiano israeliano - un esponente del governo reduce da una visita al sito.
L’enorme cellula di roccia, acciaio e cemento capace di preservare i vertici dello Stato ebraico e risparmiarli dall’inverno nucleare costerà oltre 200 milioni di euro e non verrà terminata prima di quattro anni. In caso di attacco nucleare il primo ministro non dovrà neppure preoccuparsi di salire in macchina o in elicottero. Pochi secondi dopo l’allarme verrà sospinto nei tunnel blindati scavati sotto gli uffici del governo e sotto la residenza di Gerusalemme e scortato al bunker atomico. Israele punta però a mantenere la massima segretezza sugli snodi interni della costruzione, sulla dislocazione delle sale e sulle varie misure di sicurezza capaci di garantire l’incolumità assoluta ai suoi ospiti.
La costruzione è stata affidata a quattro aziende leader a livello mondiale in quel tipo di fabbricati. Quando si è trattato di scegliere la manodopera il governo ha però imposto condizioni inderogabili. Chiunque abbia accesso al cantiere e ai progetti, dal primo architetto e ingegnere fino all’ultimo manovale, dev’essere di religione ebraica. I lavoratori assunti sono stati poi passati al vaglio da Mossad e Shin Bet per verificarne parametri d’affidabilità e credenziali di sicurezza.
A livello strategico il bunker viene considerato la risposta israeliana ai piani iraniani. La dottrina sembra la stessa della «guerra fredda», quando Urss e Usa facevano capire all’avversario di poter sopravvivere al primo attacco nucleare e rispondere con un colpo altrettanto devastante. In questo caso il secondo colpo di Israele sarebbe ben più che devastante e capace con ogni probabilità di incenerire l’avversario. Teheran per ora non sembra tirarsi dietro. La bomba intelligente, ultima creatura iraniana sul terreno della reciproca deterrenza, è stata battezzata Qased ovvero «messaggero».
Il messaggio affidato alla testata lo ha illustrato il ministro della Difesa iraniano Mostafa Mohammad Najjar: «Soltanto un numero limitato di Paesi - ha detto - possiede la tecnologia necessaria per costruire e utilizzare una bomba a guida intelligente e noi siamo uno di quelli». L’Iran insomma si sente grande potenza, non teme rivali ed è pronto allo scontro persino con Israele.