Il supercolpo dei ladri d'arte

Le reazioni tipiche delle redazioni dei giornali quando avviene un furto d’arte è di chiedere, a me come ad altri critici d’arte, un commento sulle ragioni di questi gesti criminali e irrazionali e sulle possibilità di riuscire a collocare sul mercato le opere rubate. In alcuni casi questa possibilità non è in alcun modo ipotizzabile trattandosi di capolavori assoluti e simbolici, come accadde con il furto della Flagellazione di Piero della Francesca ad Urbino o, più recentemente, con la saliera di Cellini a Vienna. Ma forse il furto più clamoroso resta quello dell’Adorazione dei pastori di Caravaggio, prelevato dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo nel 1970 e mai più ritrovato. Furto di mafia? Furto di opera simbolo per affermare il potere di un boss che tiene per sé il dipinto.

Anche in questo caso trovare una motivazione è difficile, anche se la più plausibile è la richiesta di un riscatto. a perché un critico d’arte dovrebbe conoscere le ragioni che muovono i criminali ad agire? Forse perché si presume che conosca percorsi perversi del mercato. Certo è che il furto di opere d’arte è legato a enormi valori di mercato. E anche nel caso di Zurigo i nomi degli artisti sono quelli dei più grandi maestri dell’impressionismo: Van Gogh, Cézanne, Degas, Monet, e cioè gli artisti che più di tutti hanno valori milionari. Il direttore del museo sottolinea che si tratta delle opere più importanti della collezione e che il loro valore è di oltre 110 milioni di euro: «Si tratta del più grosso furto mai compiuto in Svizzera e quasi certamente in Europa».

L’obiettivo dei ladri, in casi come questo, non può che essere il medesimo dei rapimenti di persona. E, questa volta, anche le modalità lo indicano. Come in una casa i delinquenti entrano armati e mascherati, minacciano i custodi costringendoli a sdraiarsi a terra, e portano via il bottino che, con il clamore dell’impresa, nessuno potrà mai pensare di comprare. Il critico d’arte può esprimere il suo sgomento, ma in una società in cui i kamikaze si fanno saltare nei mercati non può apparire strano che qualcuno pensi di trarre vantaggio da opere inermi, ma preziose. Comincerà così l’attesa della richiesta di riscatto che è il percorso inevitabile per soddisfare nel contempo i rapitori e risarcire il museo delle sue opere più notevoli. Immaginare un furto su commissione con l’urgente necessità di qualcuno di possedere il pur formidabile «Ragazzo con il gilet rosso» di Cézanne o il «Ramo di castagno in fiore» di Van Gogh, è evidentemente insensato.

In questo momento occorre soltanto aspettare che una telefonata annunci, e richieda, la disponibilità a trattare, ma occorre anche ricordare che i sistemi di intercettazione tecnologici sono oggi così sofisticati che molto difficilmente i ladri sfuggiranno alla cattura o, come è accaduto in passato, messi alle strette, abbandoneranno le opere rubate per non essere catturati.