Supercomitato farà da muro contro il cemento ad Albaro

Un solo comitato per riunire tutti quelli di Albaro e difendere il quartiere dalla cementificazione. Questa una delle possibilità emerse dalla riunione di mercoledì sera in cui i cittadini di via Bosio e via Pirandello hanno incontrato i rappresentanti degli altri comitati e hanno discusso sul da farsi per combattere il nuovo grattacielo d'Albaro.
Sull'area compresa tra l'istituto del Buon Pastore e via Pirandello, pesa infatti il progetto che prevede la realizzazione di un edificio residenziale con 19 appartamenti distribuiti su sette piani, più l'attico. Senza contare i tre piani interrati di parcheggi, il superiore dei quali avrà destinazione pubblica con 16 posti auto e 10 per le moto. Gli altri due piani saranno, invece, riservati ai residenti della nuova struttura (12 box e 14 posti auto in tutto). Una vera e propria torre, se paragonata agli edifici circostanti, tutti di tre, quattro piani al massimo, proprio a due passi dalla promenade di Corso Italia. Il progetto, che porta la firma degli architetti Vittorio Grattarola e Paolo Bandini, era già stato fermato in circoscrizione. Ma con l'aria che tira - quella pre elezioni - c'è poco da star tranquilli. È quello che pensano i residenti della zona che si sono detti pronti a incatenarsi all'ingresso della via per impedire il passaggio di ruspe e camion. Catene a parte, la strada da seguire, ora, sarà quella della costituzione di un comitato e la valutazione di un eventuale ricorso al tar. «Siamo disposti anche ad auto tassarci - dice Beppe Damasio, consigliere di circoscrizione medio ponente - per evitare che costruiscano questa torre. Che, a dispetto di quello che c'è scritto sul progetto, non rispetta affatto l'architettura delle altre costruzioni della via». Come è già successo per altri siti nel levante, anche la costruzione di questo "grattacielo" non sarebbe altro che la conseguenza di quella norma che autorizza il trasferimento di edifici incompatibili da una parte all'altra della città: i volumi per costruire in via Bosio saranno recuperati dalla demolizione di una ex cartiera di San Bartolomeo delle Fabbriche a Genova Voltri. La società proponente del progetto sarà obbligata a creare in quest'area spazi destinati ai parcheggi, al verde o ai servizi pubblici, quali oneri di urbanizzazione. Cosa che non rincuora per nulla i residenti che, al contrario, si dicono più arrabbiati che mai. «Non c'è nessun bisogno di nuove abitazioni di lusso nella nostra città - spiega Damasio, di Momento Liberale -. Senza contare che il nuovo insediamento farà calare il valore delle abitazioni già esistenti. Questo progetto non ha nessun altro scopo se non quello della speculazione edilizia».
Alla riunione era presente anche Sandro Biasotti, che ha garantito al nascente comitato tutto l'appoggio possibile. Il prossimo passo sarà poi la costituzione di un «comitato dei comitati» per vedere se è vero che l'unione fa la forza.
Ma il rischio più grande adesso - idea che mercoledì sera serpeggiava fra gli uditori in platea - è che il vero progetto preparato per via Bosio sia in realtà un altro, di dimensioni minori. Tanto per far credere ai residenti di aver vinto la guerra. Voci di corridoio vogliono che la ditta costruttrice abbia messo in vendita già i primi quattro piani. E solo quelli.