SuperFiat, ecco il «puzzle» dei marchi

Undici marchi da sistemare: una volta definito il supergruppo Fiat-Opel-Chrysler, sempre che da qui a fine mese dalla Germania non arrivino risposte negative, a Mirafiori ci sarà un gran lavoro da fare. L’agglomerato, infatti, presuppone una razionalizzazione dei vari brand: Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Abarth e Fiat Professional, per Fiat Group Automobiles; Opel, Vauxhall e Saab, ovvero l’offerta di Gm Europa; Chrysler, Jeep, Dodge e Dodge Truck, per Chrysler Group.
I manager di Sergio Marchionne, in verità, sono già al lavoro da settimane e una decisione, come riportato ieri, sarebbe già stata presa: quella di puntare sul marchio Jeep per il mercato europeo, mentre si starebbe discutendo sul mantenimento o meno del brand Chrysler. L’ipotesi di lasciare per strada un marchio viene però giudicata negativamente da Giuseppe Volpato, docente di Economia aziendale all’università Ca’ Foscari di Venezia: «Un marchio - afferma il docente - rappresenta una risorsa e, inoltre, porta in dote un portafoglio di clienti. Quando si acquisisce un brand si deve entrare nell’ottica di valorizzarlo, altrimenti è meglio lasciar perdere».
Nelle scelte del gruppo di lavoro di Mirafiori un ruolo determinante lo avrà senza dubbio il peso nelle aree geografiche delle varie sigle automobilistiche. E, a questo proposito, si nota subito un «buco» nella regione asiatica dove, nonostante le dimensioni sulla carta del colosso (circa 6 milioni di veicoli prodotti l’anno), nel 2008 la presenza dei tre gruppi era ridotta a poco più di 58mila unità (33.272 tra Chrysler, Dodge e Jeep; 12.492 per le case torinesi, di cui oltre 11mila a marchio Fiat; più di 7mila unità tra Opel e Saab). «Troppo poco - commenta un osservatore - ecco perché credo che questa grande alleanza, sempre se si concretizzerà, possa ulteriormente allargarsi a un partner orientale». Il più indiziato, in questo momento, è Suzuki e non solo perché la casa di Tokio già coopera con Fiat (dallo stabilimento dei giapponesi alle porte di Budapest, in Ungheria, nasce il suv Sedici): fino allo scorso anno, infatti, Gm aveva una partecipazione in Suzuki. Giapponesi e americani, poi, condividono tuttora la realizzazione delle city-car Suzuki Splash e Opel Agila, sfornate sempre dallo stabilimento ungherese. Tutto in famiglia, dunque. «Contatti di Fiat con Suzuki ci sono stati di recente», afferma al Giornale una fonte vicina ai negoziati.
«Come potrebbe configurarsi la distribuzione dei marchi del megagruppo nelle altre aree? Sicuramente - spiega l’osservatore - occorrerà una semplificazione. Una posizione di forza nel settore del 4x4 e del tempo libero l’avrebbe sicuramente Jeep; il marchio diventerebbe subito un rivale ostico per Land Rover. Chrysler, invece, potrebbe posizionarsi nel segmento delle berline confortevoli, mentre vedo in competizione Alfa Romeo e Saab. A giocare a favore del Biscione c’è soprattutto il blasone e, magari, potrebbe essere l’occasione per rispolverare progetti mai concretizzati, come il Suv proposto come concept tempo fa. Non dimentichiamo, inoltre, che nella precedente alleanza tra Fiat e Gm, c’era stata la condivisione della piattaforma premium proprio con la casa svedese. Un interrogativo, a questo punto, lo porrei su Lancia, la cui conoscenza resta sempre troppo sbilanciata sull’Italia».