La superiorità del magistrato

È in effetti paradossale, ma corretto, rimproverare a larghi settori del pensiero politico dell’attuale sinistra di aver contribuito a delegittimare il proprio stesso ruolo e i compiti della politica al cospetto della crescita di ruolo dell’attività giudiziaria. Perché questo pensiero argomenta spesso la pretesa superiorità del diritto di formazione giurisprudenziale, enfatizzandone l’estraneità alle miserie di una politica mal considerata e giudicata eticamente insufficiente. Qui, complesso di superiorità della sinistra e giudizio etico sul berlusconismo si confondono, e finiscono per delegittimare la politica. Molti tra i maîtres à penser della sinistra, messi alle strette, vi diranno che le regole di origine giudiziaria posseggono qualità intrinseche di razionalità incontestabilmente maggiori di quelle che la legge parlamentare potrebbe invocare. Ed è curioso vedere sorgere a sinistra una sorta di paternalismo giurisdizionale, nutrito di profonda diffidenza verso il legislatore democratico, osservato ora con cigliosa sufficienza, ora col disprezzo che si riserva alle maggioranze irrazionalmente mutevoli ed emotive, prive, rispetto alle materie da regolare, di quella indispensabile consapevolezza tecnica posseduta invece dai veri sapienti (fra i quali, in primis, i magistrati...).
Se voi faceste parte della corporazione giudiziaria, potreste resistere alla tentazione di allearvi con questi chierici suicidi, che programmaticamente sanciscono la rinuncia al proprio ruolo e contemporaneamente vi collocano sugli altari?