Supermario o Mou? Sempre con José

di Cristiano Gatti

Dal diario di Mario Balotelli: «Anche a Bologna il fetente mi ha sostituito. Lo odio, lo odio, lo odio. Un giorno le pagherà tutte». Inutile specificare chi sia il fetente. È quel Mourinho che s’è messo in testa di insegnargli come si sta al mondo. Almeno un po’, almeno in parte. Diciamo i fondamentali della vita.
Il rapporto tra i due è ormai chiaro. Mourinho veste i panni del professore severo, ma saggio, che non si cura di essere simpatico agli allievi: a questo genere di maestri, interessa solo essere utili. Quanto al talentissimo afro-bresciano, veste i panni dell’allievo che durante la cura vorrebbe strangolare il maestro almeno un paio di volte al giorno, ma dopo dieci, venti, trent’anni guarda le foto della bella età e con un sorriso di tenerezza si scopre a dire cose così: «Eccolo qui, il fetente: mi ha massacrato, ma senza di lui non sarei lo stesso. Senza di lui, chissà come sarei finito».
Non è certissimo che tra dieci, venti, trent’anni Balotelli si ritrovi a dire proprio così di Mourinho. A volte, la linea retta, senza slalom, senza cedimenti, del maestro non basta. Il discepolo può essere di materiale molto resistente. E soprattutto è pur sempre in balìa di altri maestri e di altre compagnie. Ma restiamo ad oggi: quello che Mourinho s’è preso la briga di fare rimane comunque molto edificante. Ce ne fossero, di allenatori che si prendono pure la briga di esercitare psicologia e pedagogia. Ce ne fossero anche nelle scuole calcio di estrema periferia, dove invece va molto il fanatico replicante che chiede di aggredire gli spazi e di tenere la difesa alta.
Di Balotelli sappiamo tutto: può diventare un grandissimo giocatore (forse lo è già), può diventare un piccolo uomo. Alla sua età, tutto può succedere. Casualmente, gli è capitato tra i piedi il più insopportabile e il più prezioso dei professori: più no che sì, prima le regole poi i complimenti. La lunga e complessa educazione del giovane purosangue sta diventando il tormentone del campionato. Al momento il personalissimo match tra i due è sul pari: Balotelli continua imperterrito a cascare come un tordo nelle provocazioni di pubblico e avversari, Mourinho continua imperturbabile a sostituirlo. Ineccepibile la lezione di Bologna: «È una persecuzione, una ricerca continua del cartellino contro Balotelli. Ma non c’è via d’uscita: lui si deve adattare. Deve imparare a convivere con questa situazione». Quando Mario l’avrà imparato, sarà uomo e campione. Se non lo imparerà, comunque non potrà mai ricorrere al rimpianto, come tanti naufraghi dell’esistenza che si ritrovano a dire, quando il tempo è scaduto, «se solo avessi incontrato qualcuno capace di dirmi la cosa giusta al momento giusto...».
Per sua fortuna, anche se adesso la considera una sventura, Mourinho c’è. Mi dichiaro: io voto per lui. Se Balotelli ancora non riesce a dirgli grazie, dovrebbe pensarci qualcuno per lui. Moratti, certo, con un bustino in portineria. Ma soprattutto la famiglia. Se invece l’orientamento resta quello, minacciato già da tempo, di sottrarlo alla tortura a gennaio, per portarlo in un’altra scuola meno severa, allora molte cose si spiegano. Poi però vediamo come va a finire.

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Anche se nessuno ha chiesto il mio voto, voglio votare per il prossimo Pallone d’oro. Mi porto avanti perché penso che nessuno riuscirà più a scalzare il mio candidato. Non c’è gara. Il numero uno del calcio mondiale è Tierry Manomorta Henry. Sarebbe una vera carognata negargli il prestigioso riconoscimento. La storia e la leggenda ricordano come memorabile la mano di Maradona: l’hanno chiamata mano di dio. A tanti anni di distanza, Manomorta Henry raccoglie l’eredità con la geniale invenzione che ha deciso Francia-Irlanda. Stupendo il gesto, indimenticabile il dopo-partita: mi scuso se ho offeso qualcuno, ma io non sono l’arbitro. Esemplare: tu provaci sempre, provaci comunque, provaci in tutti i modi, se l’arbitro non vede il problema è suo. Votandolo, chiedo alla giuria: esiste un campione che meglio di Henry interpreta il vero spirito del calcio moderno?

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Stiamo tutti invecchiando con lo stesso problema: Valentino Rossi e la Ferrari. Si fa, non si fa, sì-forse-però. Anche quest’inverno, mentre gli altri montano il presepe e squartano il pandoro, il Fenomeno va ad affrontare nuovi test sulla Rossa. Mancava, un test di Valentino sulla Ferrari. Solo una domanda: ma quanto dura il bel gioco? Non è che a cinquant’anni il buon Valentino sta ancora qui a fare test sulla Rossa? Faccia il favore, ci dia una tregua. Io voto perché resti a fare il suo mestiere, una volta per tutte. Se il problema è girare in Ferrari, che se la compri.