SuperMario, la rabbia di chi «è fatto così»

Cracovia. «Chiederò a Mario se ce l’aveva con me». Detto e fatto. Dieci minuti dopo aver promesso ai cronisti in sala stampa di non voler lasciar passare sotto silenzio lo scatto d’ira seguito al gol, ecco il chiarimento, sereno, tra il ct e Balotelli, lontani dal gruppo. Con chi ce l’avevi, Mario? «Non con me» la garanzia del ct successivo al faccia a faccia, lontano da orecchie indiscrete, per la felicità dei fotografi che han sparato cento foto. Esclusa, dallo stesso ct, la responsabilità del pubblico irlandese per l’accoglienza scandita dai tanti fischi. «Via, abbiamo ricevuto una lezione di civiltà sportiva dagli irlandesi, è un popolo fantastico, hanno persino cantato il nostro inno» la risposta che tende a togliere dall’obiettivo la marea verde di Poznan. E allora perché quello sfogo brutale, col sangue agli occhi, dopo aver rovesciato il destino suo? «Perché Mario è così, si comporta così non perché sia estraneo o lontano dal resto del gruppo, gli succede anche altrove» è la spiegazione amichevole di Prandelli prima di declinare, con sufficiente lucidità, la verità sul conto di questo ragazzone che prova a rovinarsi anche i momenti felici e indimenticabili come quello maturato sui titoli di coda, lunedì notte a Poznan.
«Se vuole aspirare al salto di qualità Mario deve accettare le critiche, anche qualche panchina. Se gli si chiede di più è perché tutti sanno che il suo è un talento enorme, nessuno gli vuole male e siamo qui per farlo crescere. Quando capirà tutto questo diventerà un campione» è la risposta di Prandelli che contiene tutte insieme una carezza e una scudisciata, oltre alla foto autentica della realtà. Balotelli non deve sentirsi in guerra con chi vuole aiutarlo, il ct tra questi, cui un merito bisogna pure riconoscerlo. È stato lui, Prandelli, a volerlo dal primo giorno, ad attenderlo pazientemente durante i due anni di qualificazione affidati ad altri interpreti, a non lasciarsi condizionare da qualche mattana delle sue e a trascinarlo qui in Polonia. «Sono contento per il suo gol anche perché ho avuto coraggio a metterlo dentro» è l’orgogliosa riflessione del ct. Già, con quel risultato in bilico, chiunque avrebbe provveduto a mettere altri sacchi di sabbia alla finestra di Buffon. E invece no. Prandelli ha chiamato da parte Mario e lo ha spedito nella mischia. «Ha fatto quel che gli ho chiesto: vai dentro e prova a spaventarli, a mettere pressione ai due centrali» la missione affidata da Prandelli al Balotelli avvelenato. Assolta con una piccola ombra (il tentativo di rifilar una gomitata al suo gendarme irlandese) e una luce accecante, la rovesciata capace di stregare mezza difesa. «Devo dire che sono stato anche contento del gesto di Bonucci, un gesto bello, testimonianza dello spirito di squadra» il riconoscimento a quell’altro ragazzo intervenuto per tappare la bocca a Mario «mentre stava dicendo di tutto» il rapporto del suo sodale, guardando dalla parte di Prandelli insomma che aveva commesso il sacrilegio di lasciarlo in panchina a meditare sulle sue pigrizie oltre che sugli acciacchi al ginocchio. «Io sono soddisfatto perché sono stati tutti generosi e perché quelli chiamati in causa non si sono risparmiati, non hanno fatto calcoli» la conclusione di Prandelli. Per una volta disposto persino a credere alla favola che Mario non ce l’avesse con lui.
Commenti

paolodb

Mer, 20/06/2012 - 12:05

Secondo me non è "fatto così", è solo fatto male.

italo zamprotta

Mer, 20/06/2012 - 12:36

«Chiederò a Mario se ce l’aveva con me».E questo è il grande allenatore della nostra nazionale!?!Perciò è una squadra senza idee e senza gioco,a parte la deficienza atletica cronica di tutto il calcio italiano.