SuperMario spiazza i sindacati «Nel lavoro serve più mobilità»

RomaMario Monti rilancia la riforma del lavoro: auspica più mobilità, cambiamenti sulle tutele per rendere più competitiva l’Italia. Non parteggia per una soluzione in particolare, ma dice di essere ottimista sulla trattativa con i sindacati, anche se è «partita in salita». Tradotto, il governo andrà avanti con la riforma che non assomiglierà a nessuna delle ricette lanciate nelle ultime settimane (come le proposte Boeri o Ichino). Poi, la trattativa del ministro Elsa Fornero non si arenerà tra un tavolo e l’altro e si concluderà con un provvedimento che cambierà i contratti e gli ammortizzatori sociali.
«Ci sono diverse esigenze che dobbiamo rendere compatibili, ma io credo che sia possibile», ha detto il premier in un’intervista al Tg1. Poco importa che il dialogo con le parti sociali per il governo tecnico si sia rivelato più complicato del previsto, anche a causa di alcuni incidenti di percorso. «I negoziati è difficile che partano in discesa, ma certamente sono fiducioso». D’altro canto il premier non ha mai creduto molto nella concertazione e l’agenda di Fornero è condivisa da Palazzo Chigi. Entro la fine di febbraio la riforma sarà definita. La legge arriverà subito dopo, anche se le misure potranno essere scaglionate nel tempo. Non c’è ancora una ricetta precisa. Il governo cerca di smarcarsi da quelle che i media hanno dato come più probabili, come il contratto prevalente e, ancora di più il contratto unico.
Ieri il premier si è limitato a dare indicazioni generali, che sono la versione sintetica di quelle date dal ministro Fornero alle parti sociali la settimana scorsa. «Per creare occupazione in Italia - ha spiegato - occorre che produrre in Italia diventi una cosa più competitiva; occorre che la protezione delle persone nel mercato del lavoro non diminuisca ma diventi più equilibrata e con una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro e più concentrata sul singolo lavoratore, quindi con una esigenza di mobilità nel tempo. C’è un obiettivo di efficienza e un obiettivo di maggiore equità sociale».
In altre parole l’unica idea sicura è quella di rendere gli ammortizzatori sociali più universali e meno legati al lavoro, come sono oggi le varie forme di cassa integrazione. Dovrebbero diventare più simili a un sussidio di disoccupazione, ma a farne le spesa sarà la cassa integrazione straordinaria. Idea respinta dai sindacati, ma anche da Confindustria, che vorrebbe quantomeno aspettare la fine della crisi. E su questo ha trovato più di un sostegno nel governo. Se la cassa straordinaria verrà abolita o riformata, insomma, si potrà decidere oggi, ma la novità scatterà in futuro.
Non è escluso che qualche novità su questo fronte arrivi dalla delega fiscale. Ieri sono uscite indiscrezioni su una norma che vincolerebbe l’utilizzo delle somme ricavate dalla lotta all’evasione alla riduzione della pressione fiscale. In particolare, tra le ipotesi, spicca quella di una riduzione del primo scaglione Irpef dal 23 al 20 per cento, che costerebbe circa 15 miliardi. Cifra mai raggiunta dalla lotta all’evasione. Un «tesoretto» portato dalla lotta all’evasione ci sarà sicuramente, anche perché nessuno dei decreti varati dall’esecutivo ha messo in bilancio una cifra proveniente dal recupero delle tasse non pagate. L’alternativa meno onerosa sarebbe quindi ampliare il primo scaglione.
È ancora più probabile che il governo pensi a misure fiscali più selettive che puntino proprio sul lavoro e, in particolare, sull’occupazione giovanile. In questo caso gli incentivi potrebbero essere di natura fiscale, ma anche riduzioni dei contributi per i primi anni di lavoro. Misure del genere sono già allo studio e alcune di queste (in particolare quelle che fanno leva sul fisco) potrebbero contribuire a portare dalla parte del governo buona parte del sindacato, in particolare Cisl e Uil che sono tradizionalmente disposte a scambiare flessibilità con redditi più alti. L’altra sfida è quella della spendig review, cioè la revisione delle spese dell’amministrazione centrale che parte la prossima settimana ed è curata dal ministro Piero Giarda.
Monti sarà impegnato soprattutto sul fronte internazionale. Intanto negli Stati Uniti. L’incontro con Barack Obama è in programma per il 9 febbraio e gli Usa, ha assicurato il premier, «stanno apprezzando gli sforzi che, con la guida del Governo e la grande partecipazione di tutto il Paese, l’Italia sta facendo». La soluzione alla crisi resta comunque in mano alle scelte che farà Bruxelles. «L’Europa è una parte importante per la soluzione dei problemi dell’economia mondiale». Domani Monti sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo. In programma la firma del fiscal compact, ma sarà anche l’occasione per illustrare ai partner il decreto sulle semplificazioni appena approvato.