Supermarket abusivo chiude per demolizione

Nell’ex Falck, clandestino gestiva negozio di merce rubata Dopo infinite chiusure, le ruspe hanno fatto piazza pulita

Invece che «fine attività» il proprietario romeno avrebbe dovuto affiggere il cartello con scritto «chiusura causa abbattimento». Alle prime luci dell’alba, il piccolo bar-minimarket abusivo delle ex aree Falck Vulcano a Sesto San Giovanni è infatti stato raso al suolo.
Da quasi due anni in un piccolo capannone, un clandestino, aveva trovato un suo posto nel mondo dell’aperitivo all’aperto. Invece di ristoranti e pizzerie destinati agli italiani a caccia di piatti esotici, l’uomo aveva deciso di rifornire il numeroso popolo di clandestini che da anni trovano rifugio nelle ex aree industriali della città.
All’inizio della sua attività il romeno vendeva alimentari, sigarette, saponi e qualche vestito. Poi, visto che poteva contare su un giro di affari sempre più florido, ha deciso di affiancare al mercatino anche un bar. E per non scontentare i clienti più esigenti, il clandestino ha iniziato così a preparare caffè con macchinette elettriche, a vendere dolci e panini accompagnandoli anche con bibite fresche custodite in un frigorifero. E nonostante non figurasse al primo posto nelle classifiche delle guide per i buongustai, il punto di ristoro poteva contare su una clientela sempre più numerosa. Il tutto a prezzi molto meno cari rispetto a quelli degli altri locali.
La merce posta sugli scaffali improvvisati infatti sembra fosse tutta di provenienza furtiva. Secondo le forze dell’ordine, il bar minimarket serviva anche come una sorta di «agenzia di collocamento». I clandestini, molti dei quali impiegati nell’edilizia, si ritrovavano fuori dal piccolo capannone e chi era in cerca di un lavoretto, trovava sempre qualche «caporale» che lo assumeva a giornata.
La polizia, ovviamente a conoscenza di quanto avveniva all’interno di questa piccola cittadina sorta all’interno di Sesto San Giovanni, da quasi due anni, continuava a sgomberare la zona e a sequestrare la merce che veniva recuperata all’interno del mercatino. E nonostante a molti clandestini fosse consegnato il foglio di via, nel giro di una settimana la «saracinesca» dello spaccio veniva risollevata. L'ultimo sgombero si è però concluso con l'abbattimento dell'edificio.

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