Al via il Supermartedì Tra Obama e Hillary scontro all'ultimo voto

Con l’apertura dei seggi a New York, è partito il "Super Tuesday" delle primarie americane. Chiamati al voto ben 24 Stati. Tra i repubblicani è favorito il senatore McCain. Incerte le sorti in casa democratica

Washington - Con l’apertura dei seggi a New York, è partito il "Super Tuesday" delle primarie americane. Chiamati al voto ben 24 Stati: l'appuntamento potrebbe essere decisivo per la nomination del candidato democratico e repubblicano alla Casa Bianca.

La maratona elettorale Si tratta di una vera e propria maratona elettorale di 17 ore che si concluderà alle 8 di sera della costa occidentale (le 5 di mercoledì mattina in Italia), quando terminerà di votare la California. Proprio il risultato del Golden State, dove sono in palio 370 delegati democratici e 170 repubblicani, potrebbe prolungare di molte ore l’attesa per conoscere l’esito di questo Super Tuesday. I principali candidati alla nomination democratica e repubblicana per la Casa Bianca hanno già votato nei rispettivi collegi elettorali. La prima alle urne è stata Hillary verso le 8 del mattino nel paesino di Chappaqua dove lei e il marito Bill hanno comprato una casa in stile neocoloniale quando Hillary si è candidata al Senato nel 2000. Nel pomeriggio (ora locale) Barack Obama ha dato la "propria" preferenza nelle urne di Chicago. John McCain è rientrato nel pomeriggio nella sua roccaforte di Phoenix in Arizona, dove farà un’ultima conferenza stampa prima di votare e aspettare i risultati in un hotel di lusso con vista sul deserto di Sonora. Il suo concorrente Mitt Romney ha votato anche lui nel pomeriggio a Belmont, nella periferia di Boston.

L'incognita in casa democratica Per i democratici i due candidati rimasti in lizza, Hillary Clinton e Barack Obama, sono impegnati in un testa a testa all’ultimo voto nella maggioranza dei 22 stati in cui si svolgono le primarie. A meno che uno dei due candidati non riesca, a sorpresa, a riportare oggi una vittoria a valanga, aggiudicandosi un vantaggio inattaccabile di diverse centinaia di delegati, lo scontro elettorale sarà destinato ad andare avanti nei prossimi mesi. Lo stesso senatore dell’Illinois prevede che la gara resterà aperta fino a marzo: "Penso che stiamo portando tanti nuovi elettori al voto e assisteremo a un sostanziale pareggio con tanti delegati per entrambi". Gli staff delle due campagne elettorali guardano già del "Potomac primary", il 12 febbraio quando si voterà nel distretto di Columbia, Virginia e Maryland, del "Super Tuesday II", cioè il quattro marzo prossimo quando si voterà in Ohio, Texas, Vermont e Rhode Island. Ed arrivano anche a prospettare anche l’inquietante "Pennsylvania scenario", cioè una battaglia che rimane aperta fino alle primarie del 22 aprile nello stato della east coast. A complicare ulteriormente le cose, vi sono le particolari regole proporzionali con cui il partito democratico aggiudica i delegati, in base ai risultati nei singoli distretti e poi nell’intero stato, che spesso crea una discrepanza tra il risultato del voto popolare ed il numero dei delegati ottenuti. È già successo in New Hampshire, dove ha vinto Hillary ma Obama ha ottenuto un delegato in più.

Strada spianata per McCain Tutto lascia pensare che il "Super Tuesday" possa risolvere in modo decisivo la battaglia repubblicana, con il trionfo annunciato del senatore John McCain, nettamente in vantaggio sugli altri due rivali - l’ex-governatore del Massachusetts Mitt Romney e l’ex-governatore dell’Arkansas Mike Huckebee - in tutti i maggiori stati. McCain è favorito anche dal meccanismo di assegnazione dei delegati repubblicani (sono 1023 in palio) attribuiti in blocco a chi vince lo stato. McCain è anche favorito dal fatto che Romney e Huckabee si sottraggono a vicenda i voti dei conservatori, danneggiandosi l’un l’altro.