Un SuperMatto e il solito Pazzo È un’Italia da gol

A sette mesi giusti dall'inizio dell'europeo, l'Italia dei senza Cassano e Rossi fa sapere che il suo vivaio è capace di sfornare altri talenti. Il gioiello che comincia a luccicare nella notte fredda di Wroclaw si chiama Mario Balotelli, ha una faccia simpatica, il colore scuro della pelle, è italianissimo e una carriera, alla sua giovane età, già molto discussa, anzi chiacchierata. A sette mesi giusti dall'inizio canonico dell'europeo 2012 e a distanza di qualche settimana dall'accidenti che ha colpito al petto Antonio Cassano, Mario Balotelli ha fatto sapere di essere pronto a raccoglierne il testimone. Non è merito esclusivo del gol, il primo con la maglia azzurra più importante, spettacolare a suo modo, firmato a metà della prima frazione con una sassata che coglie l'ingenuo portiere polacco fuori dai pali. La sua prova è colma di sorprendenti contributi, recuperi a protezione del centrocampo, duelli uno contro uno vinti con la sfrontatezza nota, un secondo gol mancato e alla fine anche un lancio dalla distanza diventato, strada facendo, un assist per il 2 a 0 di Pazzini.
Anche nei risvolti della sera, quando cominciano a prendere di mira le sue caviglie, la reazione di Mario, maturato col City di Mancini, è degna di un esperto condottiero, mani in tasca e faccia truce dedicata al rivale. Serviti i dubbiosi di casa nostra: trattasi di un progetto di fuoriclasse. Ha avuto coraggio il City, ha avuto fiuto il Milan nel cominciare a dargli subito la caccia. Il bacio alla maglia azzurra di Balotelli è poi la simbolica immagine di una serata che segna il suo reale debutto e la sua candidatura a leader del gruppo azzurro che gli riconosce sul campo il ruolo stesso. Vanno a festeggiarlo dopo il sigillo, gli chiedono dribbling asciutti, applaudono ai suoi generosi rientri. Pensate che coppia con Cassano, vittima di un cuore ancora più matto di Antonio stesso. E invece dovremo aspettare magari il mondiale di Brasile 2014!
L'Italia di Prandelli, come si può capire al volo, non è solo Balotelli che pure ne risulta il protagonista principale. Per esempio si colgono segnali confortanti dalla regia di Ranocchia in difesa (scomposto l'intervento da cui scaturisce il rigore) e dal debutto rassicurante di Abate sulla stessa linea, per esempio è sempre più inserito nel centrocampo azzurro Montolivo, a dispetto di quel che accade a Firenze mentre Marchisio trova giovamento dal ruolo di assaltatore che Conte gli ha ritagliato nella Juventus. È suo l'artiglio con cui conquista palla cedendola a quel genio di Balotelli che lo trasforma in un maestoso cucchiaio da venticinque metri. La tenuta difensiva, alla fine, viene smerigliata dalla paratona di Buffon, a una sola presenza dal record di Zoff (festa in occasione dell'amichevole del 29 febbraio) e questo è un altro segnale: da quelle parti, come ricordano gli eroi di Berlino, si costruiscono le suggestive cavalcate. E fa niente se nella circostanza i due più noti esponenti del centrocampo, De Rossi e Pirlo cioè, hanno marcato uno smalto discutibile. Da loro due non è possibile prescindere, meglio scriverlo subito. Lo sa benissimo Prandelli che pure è riuscito nel lavoro di preparare adeguate alternative in proposito, a cominciare dallo stesso Montolivo, dai rossoneri Aquilani e Nocerino che hanno partecipato alla porzione meno complicata della serata. Quella più scontata addirittura. Visto che dopo il 2 a 0 di Pazzini (ricordate le parole di Moratti?) è stato Matri, subentrato, a sfiorare il 3 a 0 prima che Buffon rinchiudesse nelle sue tenaglie il rigore discutibile assegnato alla Polonia.
Che poi, ricordiamolo, non è certo una nazionale arrendevole: una sola sconfitta fin qui. Segno che il successo azzurro, il primo della serie, è uno squillo di tromba per l'europeo alle porte.
E alla fine Prandelli ha applaudito Balotelli: «Sempre in partita».