Supermercati pronti all’accordo blocca-prezzi

Soldi (Coop): «Un anno fa l’intesa ci ha garantito un aumento delle vendite»

Un anno fa l’accordo «blocca-prezzi» aveva reso più tranquillo il rientro dalla vacanze dei milanesi. Potrebbe succedere lo stesso tra poche settimane. Il governo chiederà alla grande distribuzione di congelare i prezzi di alcuni prodotti alimentari. Nel 2004 il blocco durò quattro mesi (da settembre a dicembre) e fu applicato ai prodotti con il marchio del supermercato e a quelli di primo prezzo (le linee più economiche). Un’idea che secondo alcune grandi catene di supermercati si potrebbe riproporre, «anche se - ricordano tutti - i prezzi sono fermi». «Ma le voci su aumenti di tariffe e prezzo del petrolio non ci lasciano tranquilli - aggiunge Roberto Predolin, assessore comunale al Commercio -. Non ho ancora notizie di prezzi in risalita. In questi casi però è meglio giocare d’anticipo». Da qui la decisione del Comune di convocare subito i commercianti: «Riunirò i rappresentanti di tutte le categorie all'inizio di settembre - spiega Predolin -. Vogliamo capire se nelle prossime settimane potrebbero esserci dei rincari. E se i segnali andranno in questa direzione, faremo scattare nuovamente le iniziative di “Milano convenienza”, come i menù a prezzo bloccato in bar e ristoranti». Pronti i negozianti: «Il momento non è facile, ma siamo pronti, se necessario, a ripetere le iniziative anti rincari a livello cittadino e regionale», spiega Renato Borghi, vice presidente dell’Unione regionale del commercio.
Il governo dovrebbe partire invece dalla grande distribuzione. «Al momento non si vedono tensioni all’aumento dei prezzi alla produzione, un accordo come quello del settembre 2004 potrebbe essere sostenibile», spiega Aldo Soldi, presidente nazionale della Coop. L’accordo, un anno fa, bloccò il calo dei consumi. «Abbiamo avuto un aumento di vendite dei prodotti con il nostro marchio, quelli a prezzo bloccato», ricorda Soldi. Secondo la grande distribuzione, però, il problema non sono i prezzi degli alimentari: «Sono le tariffe e in generale il prezzo dei servizi a rendere più difficile la vita delle famiglie - ricordano -. Nei supermercati i listini sono fermi da mesi». L’accordo potrebbe scongiurare però futuri rincari. «Se l’aumento del prezzo del petrolio non complicherà le cose, ci potrebbe essere lo spazio per riproporlo», conclude Soldi.
In cambio, le grandi catene di supermercati chiedono al governo maggiore libertà nell’organizzare gli orari di apertura, meno ostacoli alla creazione di distributori di benzina con il loro marchio, la vendita di farmaci che non hanno bisogno di ricetta. La cosa non lascia tranquilli i «piccoli». «Non si possono convincere i grandi con concessioni che strozzano gli altri negozianti - avverte Borghi -. La liberalizzazione, penso agli orari di apertura, non va fatta a danno dei piccoli».
Che soffrono più degli altri. Grazie a sconti e ribassi (secondo i dati di Altroconsumo, comprando in offerta si risparmia il 16 per cento) i grandi stanno «reggendo» il calo generale dei consumi. In Lombardia le vendite degli alimentari nei supermercati sono in crescita (+2,8 per cento nel primo trimestre 2005 rispetto allo stesso periodo del 2004). Nella piccola e media distribuzione, invece, il segno è negativo: -4,8 per cento. «I prezzi sono fermi da cinque mesi», ricorda l’assessore Predolin. «Se non in calo: fare la spesa oggi alla Coop costa il 2,1 per cento in meno di un anno fa», aggiunge Soldi.