Una superperizia per lo «squalo»

I magistrati vogliono capire se è sano di mente È rinchiuso nel carcere di Montelupo Fiorentino

Non c’è pace per lo «Squalo», al secolo Pietro Bottino, 40 anni, ultrà genoano della Brigata Speloncia, noto alla cronaca nera per avere nel 1997 defenestrato la fidanzata, rimasta fortunatamente in vita, poi per avere gambizzato due supporter rossoblu, e successivamente sparato in autostrada contro la Jaguar di un imprenditore alessandrino. L’imputato, ricoverato nel manicomio giudiziario di Montelupo Fiorentino, dove sta scontando un anno di casa di cura, appendice della condanna per il tentato omicidio della donna, sarà sottoposto a una superperizia, su decisione del giudice Roberto Fucigna. Bottino (difeso dall’avvocato Raffaella Multedo) era già stato giudicato seminfermo di mente in relazione al primo episodio. Seconda «puntata» l’11 aprile del 2006: spara all’interno del «Genoa Club» di via Armenia, colpisce alle gambe Adolfo P e Paolo C, quindi fugge, imbocca l’autostrada Genova-Ventimiglia e con la stessa arma con cui aveva ferito i due tifosi, una pistola calibro 22, spara sull’auto dell’industriale. Dopo raggiunge la casa della madre, nel savonese, dove viene arrestato la mattina dopo. Il gip Petri, su richiesta del pm Cotugno convalida l’arresto per duplice tentato omicidio, sia per le gambizzazioni, sia per la sparatoria contro la vettura. Il 31 gennaio durante l’udienza preliminare il perito del gip, Ornella Bartoli, conclude per la totale infermità mentale. Valutazione condivisa dal consulente della difesa, Adolfo Francia.
Ieri il gup Fucigna ha deciso per la superperizia (l’incarico sarà conferito giovedì 19). Evidentemente il gup, prima di decidere (rinvio a giudizio o non imputabilità per totale incapacità), vorrà essere certo al 100 per cento delle condizioni mentali di Bottino.