Superprocura antimafia Grasso «scavalca» Caselli

Il procuratore di Palermo potrà contare su tredici voti contro gli undici del suo predecessore

Anna Maria Greco

da Roma

La strada per Piero Grasso alla successione di Pierluigi Vigna come Superprocuratore antimafia sembra spianata. Anche se ieri la commissione incarichi direttivi del Csm si è spaccata a metà, con 3 voti contro 3, indicando due candidati: oltre all’attuale procuratore di Palermo il suo predecessore Giancarlo Caselli, oggi procuratore generale di Torino.
Lo schieramento che sostiene Grasso, costituito dai sei consiglieri della corrente di maggioranza Unicost, dai due di Magistratura indipendente e dai cinque laici della Cdl sarà però più numeroso quando l’ultima parola passerà al plenum, mentre a sostenere Caselli ci sarebbero gli otto togati delle due correnti di sinistra, Magistratura Democratica e Movimento per la giustizia, che giocano sempre compatte (anche quando si tratta di votare contro Grasso che fa parte proprio del Movimento) e il laico Ds Luigi Berlinguer. L’altro consigliere di centrosinistra, Gianfranco Schietroma (Sdi) sembra orientato ad appoggiare Grasso. Sulla carta il procuratore di Palermo può dunque contare su 13 o 14 voti, mentre Caselli per ora su 9. E anche se per il pg di Torino votassero il primo presidente della Cassazione Nicola Marvulli e il pg della Suprema Corte Francesco Favara, Caselli arriverebbe a quota 11, 12 con Schietroma, sempre un voto sotto Grasso. A nessuno dei due candidati andrebbe il voto del vicepresidente del Csm Virginio Rognoni, che in questi casi si è sempre astenuto.
In Commissione è stato il presidente Francesco Menditto a proporre la nomina di Caselli, suo compagno di corrente in Md, con l’appoggio di Berlinguer e di Giuseppe Fici del Movimento, mentre Wladimiro De Nunzio di Unicost ha presentato la candidatura di Grasso, sostenuta da Giovanni Mammone di Mi e da Nino Marotta dell'Udc, delegato da Nicola Buccico di An che fa parte della Commissione.
Resta da vedere quando il plenum discuterà della nomina. E molto dipenderà dalla celerità con la quale il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, darà il concerto sui due pretendenti alla poltrona di Vigna che rimarrà vuota dal primo agosto. Se arriverà nel giro di pochi giorni il Csm potrebbe chiudere la pratica per fine mese.
Su tutto grava l’incognita dell’approvazione definitiva della riforma dell’ordinamento giudiziario, alla Camera: con l’emendamento Bobbio introdotto in Senato Caselli non potrebbe concorrere per limiti d’età, visto che gli incarichi direttivi dovrebbero essere assegnati a magistrati sotto i 66 anni. E i suoi sostenitori potrebbero cogliere l’occasione per cercare di vincere una battaglia che sarebbe già perduta, a colpi di impugnazioni. Il Pg di Torino ci tiene molto a succedere a Vigna, tanto più adesso che la Superprocura potrebbe aumentare il suo peso con nuove competenze antiterrorismo.