Superprocura antimafia Tutti i trucchi per boicottare Grasso

L’obbiettivo è far slittare la riunione a settembre, per consentire il ricorso alla Consulta

È in corso in seno al Csm un'operazione squallida e ipocrita, un complotto che questa volta non è contro i politici e contro il Parlamento, ma è contro i magistrati e contro le regole della magistratura e contro la stessa maggioranza del Csm. I consiglieri che militano nelle due correnti di sinistra, Magistratura democratica e Movimenti riuniti, stanno sabotando il plenum che dovrebbe riunirsi prima della fine del mese, quando scade la direzione di Pierluigi Vigna alla Superprocura antimafia, per nominare il suo successore. I candidati rimasti in lizza sono soltanto due, il procuratore di Palermo Piero Grasso e il suo predecessore Giancarlo Caselli, attualmente procuratore generale a Torino. Allo stato, è nettamente favorito Grasso, che può contare sui voti dei membri togati di Magistratura indipendente e di Unità per la Costituzione e sui cinque voti dei laici eletti dalla maggioranza parlamentare di centrodestra, e cioè su almeno 13 voti contro gli 8 o 9 che sarebbero favorevoli a Caselli. E non è una questione di destra e di sinistra, di schieramenti politici o ideologici, e nemmeno di valutazioni di qualità professionali e di successi o insuccessi di carriera, bastano i rispettivi curriculum: per Grasso si tratta di uno sbocco naturale di un cammino iniziato venti anni fa come giudice a latere del maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone, come consulente di Gerardo Chiaromonte alla Commissione parlamentare antimafia, poi con Falcone al ministero della Giustizia proprio a gettare le basi della Superprocura antimafia, e infine sei anni accanto a Vigna come suo vice. Caselli, come è noto, fu inventato come magistrato antimafia da Luciano Violante, che si adoperò attivamente per spedirlo da Torino a Palermo per gestire il processo a Giulio Andreotti, e che i risultati dei suoi sette anni in Sicilia e dei suoi processi di mafia e politica non sono stati esaltanti (per dirla con un eufemismo). Per tacere che Caselli fu uno dei 60 magistrati che firmarono la protesta contro la Superprocura voluta da Falcone, e che a prendere il posto di Vigna alla direzione della Superprocura ci aveva già fatto un pensierino, quando andarono assieme a interrogare Totò Riina per chiedergli del «bacio» scambiato con Andreotti, e Riina li mandò a quel paese, e Vigna lo raccontò alla radio e fu accusato di rivelazione di segreto istruttorio e si beccò la deplorazione del Csm e rischiò il posto.
Stanti così le cose, non ci sarebbe stato nessun bisogno di tagliare la strada a Caselli con la discutibile iniziativa di introdurre nella legge di riforma dell'ordinamento giudiziario l'emendamento che impedisce l'elezione dei magistrati alle cariche direttive se non hanno la possibilità di restare ancora quattro anni in carriera. Anzi, quella inizitiva, provocando la reazione non ingiustificata e non sempre strumentale della corporazione, ha rischiato di risolversi a favore di Caselli, ché se non ci fosse stato un concorrente forte e indiscusso come Grasso, avrebbe potuto ottenere i voti a dispetto anche di quelli che non lo stimano o non lo amano affatto. Per fortuna, non c'è bisogno di questo emendamento anti-Caselli, e Grasso può essergli preferito tranquillamente, e può essere nominato Superprocuratore dal plenum del Csm prima della fine del mese e della scadenza di Vigna. Ed è a questo punto che è scattato il complotto. Gli amici di Caselli hanno messo in atto questa manovra: boicottare la riunione del plenum, possibilmente evitare persino di riunirlo prima delle ferie estive, impedire comunque che si proceda alla votazione per l'elezione del Superprocuratore, rinviare tutto a settembre, quando la riforma dell'ordinamento con l'emendamento anti-Caselli sarà entrata in vigore, Caselli sarà escluso automaticamente dalla gara, non subirà lo scacco di essere surclassato da Grasso, anzi figurerà come il martire sacrificato dai maneggi dei politici filomafiosi. Non solo: successivamente, Caselli potrà ricorrere contro l'emendamento introdotto nella riforma, e lo stesso Csm potrà sollevare conflitto di competenza dinanzi alla Consulta contro l'emendamento e contro la legge tutta, e magari la Consulta gli darà ragione, e Caselli tornerà in gara, e con l'aureola del martirio la seconda volta potrà anche prevalere.
Emanuele Macaluso ha scritto che «sulla giustizia la vergogna è bipartisan... l'emendamento che impedirebbe a Caselli di concorrere è una vergogna. Tuttavia, le ragioni per cui Luigi Berlinguer (uno dei membri laici eletto nel Csm dal centrosinistra) si sia opposto alla candidatura di Grasso mi sono ignote, ma forse una spiegazione si può trovare nell'ignobile campagna contro Grasso condotta dall'Unità... Insomma questa sinistra, senza principi e fattasi clan, vuole che si decida quando la norma è vigente, in modo da poter gridare all'esclusione di Caselli per legge, e non perché la maggioranza del Csm sostiene una diversa e credibile candidatura. Un'altra vergogna». In effetti, la campagna dell'Unità contro Grasso non comincia da oggi, è cominciata da quando Grasso è sceso a Palermo a sostituire Caselli e ha coinciso fin dall'inizio con il boicottaggio organizzato, e poi con la vera e propria insurrezione contro il nuovo procuratore dei sostituti «caselliani», i pm che stretti intorno a lui hanno organizzato e diretto i processi politici. Che poi sono gli stessi che, appena dopo le stragi, organizzarono il boicottaggio e insorsero contro l'allora procuratore Giammanco per ottenerne le dimissioni e far posto all'arrivo di Caselli. Dopo l'arrivo di Grasso, costoro hanno dovuto lasciare, l'uno dopo l'altro, la direzione distrettuale antimafia, non perché sono stati «epurati» ma in virtù di una circolare del Csm, approvata anche dalla maggioranza di centrosinista dell'organo di autogoverno della magistratura, che vieta ai magistrati di restare più di otto anni nella Dda, un provvedimento sacrosanto per impedire la costituzione e la degenerazione di veri e propri gruppi di potere del professionismo dell'antimafia. Apriti cielo: «Sono stati puniti gli amici di Giovanni Falcone», ha gridato Gioacchino Natoli, uno dei tre pm del processo a Andreotti. «Tutti quei magistrati che nella procura di Caselli avevano condotte le inchieste più delicate su mafia e politica vengono progressivamente estromessi dalle indagini. È il suicidio della memoria storica dell'Antimafia», ha scritto Roberto Scarpinato, un altro dei tre. «Così si lanciano alla mafia segnali di smantellamento dei presidi visibili dello Stato», ha dichiarato il pm Franca Imbergamo. «Tu non sei più un capo, tu hai perduto la fiducia dei tuoi uomini, ha urlato in faccia a Grasso in piena assemblea Massimo Russo, presidente dell'Associazione magistrati di Palermo. E tutti in coro, spalleggiati dall'Unità, a gridare alla «normalizzazione» che sarebbe stata promossa da Grasso, dove per normalizzazione non si intende, come si dovrebbe, il ritorno alle regole e alla Costituzione, ma al contrario la resa alla mafia.
Contro Grasso, la sua gestione della politica, la sua intera carriera di magistrato, sono stati scritti anche dei libri: in uno di questi, gli si rinfaccia anche il fatto che da giovane giocava al pallone, e «senza sporcarsi di fango», nel Bacigalupo, la squadra di calcio organizzata e allenata da Marcello Dell'Utri. Come ci si può fidare di lui, e della continuità con la gestione di Caselli? Caselli ha indagato, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di Dell'Utri, ha spalleggiato fino all'ultimo giorno i suoi sostituti che reggono l'accusa nel processo contro l'amico di Berlusconi (e aveva pure indagato su Berlusconi per riciclaggio). Ma Grasso non si lascerà intenerire dai ricordi della vita giovanile trascorsa con il suo ex allenatore?
Perciò, no a Grasso procuratore. E a maggior ragione, no a Grasso alla Superprocura. E sì a Caselli. E maledetto sia quell'emendamento: «Tredici anni fa - così hanno scritto - per sbarrare a Falcone la strada della Superprocura, ci volle il tritolo. Per fermare Caselli, basta un decreto». Un altro falso, il peggiore. Perché Falcone non andò a dirigere la Superprocura non per via del tritolo di Capaci ma per via degli attacchi dell'Unità e dei voti dei magistrati di sinistra del Csm. Esattamente come avviene oggi per Grasso, quattordici anni dopo.
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