Supertelecamera a Milano per riconoscere i terroristi

Il sistema altamente tecnologico entrerà in funzione nella Stazione Centrale e sarà in grado di isolare i tratti somatici di ogni sospetto

Giannino della Frattina

da Milano

Terroristi nel mirino della tecnologia. Arrivano le telecamere in grado di sorprendere un ricercato in mezzo a una folla di passeggeri in partenza o in arrivo in una stazione. Di riconoscerlo in movimento, tra tanta altra gente, con cattiva illuminazione, da angolazione sfavorevole e addirittura anche se camuffato. Elettronica, sistemi matematici, software e ottica combinati per realizzare strumenti sempre più sofisticati in grado di aumentare la sicurezza nei punti più delicati della città.
Parte dal Comune di Milano una ricerca destinata a svilupparsi sempre più in fretta e a cui partecipano studenti e professori del Politecnico. È la sperimentazione biometrica, invisibili occhi digitali puntati sulla scala mobile d’accesso alla stazione Centrale. Immagini riprese in diretta e volti immediatamente comparati con la black list, le fotografie dei possibili terroristi precedentemente immagazzinate nel sistema informatico. Prima c’era la biometria dell’iride. Metodo di identificazione efficacissimo dato che anche quelle di due gemelli monozigoti sono assolutamente diverse l’una dall’altra. E che la probabilità di trovarne sulla Terra due di uguali è pari a una su dieci seguita da 78 zeri. Sistema quasi infallibile, ma che comporta l’esame di un soggetto alla volta e, per di più, perfettamente illuminato e fermo. Inutilizzabile, dunque, in una stazione brulicante di gente. Via, allora, al primo caso in Italia di sperimentazione biometrica di folla. Milano fa da apripista. Il principio è semplice, ognuno di noi ha un volto diverso da quello di tutti gli altri. E per individuarlo è sufficiente misurarlo. Tre punti presi come parametro: l’incavo dei due occhi e la punta del naso. Immagini trasformate in numeri e immediatamente comparate con quelle dei ricercati precedentemente caricate nel database. In caso di perfetta sovrapposizione, scatta l’allarme e gli operatori, poliziotti al lavoro davanti ai monitor della centrale operativa della Polfer, possono immediatamente verificare se il volto sospetto corrisponda effettivamente a quello del terrorista. Se così fosse, la fotografia viene istantaneamente spedita ai palmari degli agenti in servizio in stazione. Che, immagine alla mano, fanno partire la caccia.
«Di biometria si parla già da qualche tempo e impianti sono già installati ad esempio nell’aeroporto di Venezia - spiega l’ingegner Mario Grippa, coordinatore del progetto milanese -. Ma in quei casi le persone sono controllate una alla volta». E allora il passo in avanti. «In questa fase di sperimentazione abbiamo caricato trecento foto segnaletiche di potenziali terroristi e la telecamera è in grado di confrontarle istantaneamente con tutti quelli che, ad esempio, stanno utilizzando la scala mobile. Anche con più immagini, in modo che la comparazione può essere più efficace. Ora il sistema va tarato, dobbiamo lavorare per evitare i falsi allarmi». Ma a Natale, promettono gli esperti di Comune e polizia indaffarati alla creazione di questo nuovo super detective elettronico, tutto sarà pronto. «Tecnologia, attrezzatura sempre più sofisticata e personale qualificato - aggiunge l’assessore alla Sicurezza Guido Manca - sono fondamentali. Ma i cittadini non devono mai dimenticare l’importanza della loro collaborazione».