Superterrorista marocchino in Italia

Pare sia arrivato nel nostro Paese dalla Libia e preparerebbe attentati clamorosi in Europa

Alessia Marani

Non è il solito, vago, dispaccio di ricerche in ambito internazionale. La caccia al leader terrorista nord-africano affiliato ai gruppo marocchino salafita-jihadista «per la predicazione e il combattimento», tra i responsabili degli attentati in Marocco del marzo 2003 e degli attacchi suicidi di Casablanca di marzo e aprile scorsi, è una cosa drammaticamente seria. A lui e ai suoi seguaci che avrebbero trovato recentemente riparo in Italia, l'intelligence marocchina fa risalire anche la matrice dell'attentato alla stazione di Madrid dell'11 marzo 2004 che causò la morte di 191 persone. Il nome della primula marocchina è in cima alla lista dei super ricercati a livello mondiale: Khadiri Hicham, 30 anni, riferimento della frangia estremista che l'11 marzo si fece esplodere in un cybercafé nel quartiere di Sidi Moumen, avrebbe oltrepassato i confini del nostro Paese come clandestino dopo avere riparato lungamente in Libia.
Per i servizi di Rabat, che hanno messo in allerta i nostri apparati antiterrorismo, Khadiri Hicham potrebbe avere in animo di compiere azioni eclatanti in Europa, ma soprattutto in Italia, poiché le ultimissime informazioni parlano di lui come di uno dei possibili leader di una cellula in sonno addestrata alla fabbricazione e all'uso di potenti ordigni artigianali del tipo di quelli scoperti recentemente a Londra. Secondo il nostro Antiterrorismo, Hicham avrebbe «lavorato» a stretto contatto con Yassine Bounajra (tanto da dividerci l'appartamento) già comparso davanti ai giudici marocchini a maggio perché accusato di far parte della cellula terroristica di Abdelfattah Raydi (l'uomo che si era fatto esplodere nell'internet café), di Mohamed Mentala e di Mohamed Rachidi.
La fuga di Mentala, alias Uarda, che durava dal 2003, era stata interrotta all'alba del 10 aprile scorso nel malfamato quartiere di El-Fida da un agente dei corpi speciali marocchini che gli ha sparato a bruciapelo uccidendolo prima che potesse azionare la cintura esplosiva che portava allacciata. Per la cronaca, anche Rachidi si era fatto saltare in aria con un terzo complice, per evitare la cattura. Proprio durante la convivenza con Mentala e Rachidi, Hicham avrebbe perfezionato la conoscenza dell'uso degli esplosivi rudimentali. Mentala, in particolare, era ritenuto una delle menti degli attentati del 16 maggio 2003 che, con l'attacco simultaneo di 13 attentatori suicidi, provocarono la morte di 45 persone a Casablanca.
Secondo i servizi marocchini i tre avrebbero fatto parte di una rete ben più vasta di terroristi il cui progetto era finalizzato a portare a segno attentati a obiettivi occidentali o a strutture turistiche: i componenti dell'organizzazione si muovevano tutti indossando cinture imbottite di Tnt, pronte all'uso sia per seminare morte sia per non cadere nelle mani di esercito e polizia. Il 10 marzo, un giorno prima dell'esplosione a Sidi Moumen, era stato arrestato Saad Houssaini, chimico di 44 anni, ritenuto il capo militare del «Maroccan islamic combatant group» (Micg), compagine salafita che Rabat considera coinvolta negli attentati di Casablanca e di Madrid e, soprattutto, che ritiene anello di congiunzione con Al Quaida.
Si tratterebbe dei cosiddetti «marocchini afghani», mandati direttamente in Afghanistan per essere addestrati al sacrificio. Nello Stivale gli occhi delle autorità marocchine sono puntati anche su R. E. G., definito adepto salafita-jihadista, che avrebbe lasciato il Marocco per l'Italia in vista di un contratto di lavoro e su Z. Y., sposato con un'italiana convertita all'islam, già espulso dal Marocco in seguito alla normativa anti-terrorismo, entrato in Italia con visto Schengen.
Intanto nel Regno Unito non cala la tensione sulle cellule di Al Qaida che, secondo nuove informazioni dell'intelligence britannica, potrebbero tentare un altro attacco. Stando al settimanale News of the World , che cita una fonte della sicurezza del Regno Unito, le cellule terroristiche si stanno radicando sull'intero territorio britannico a una velocità tale da non consentire i necessari controlli da parte delle forze di sicurezza. «Le cellule stanno comparendo ovunque - ha spiegato al tabloid la fonte d'intelligence - ci sono così tante persone da monitorare che le zone rosse della mappa di sicurezza dell'MI5 si stanno unendo. La cosa frustrante è che non possiamo tenere tutti sotto controllo. È soltanto una questione di tempo prima che una di queste esca fuori dalla rete e avremo un altro tentativo di attentato».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it