«SUPERVARIETÀ», LA QUALITÀ FA NOSTALGIA

D’accordo, la fascia serale che segue immediatamente il Tg1 è importante, strategica. E non a caso Raiuno e Canale 5 si fanno i dispetti per avere il primato degli ascolti in quella mezz'ora. E non per niente si è fatto un can can per la sostituzione di Bonolis alla guida dei «pacchi», che pare proprio andranno alla coppia Fabio Fazio-Teo Teocoli. E tuttavia, sotto sotto, in fondo in fondo, non sarebbe poi male se per assurdo anche d'inverno continuasse il tranquillo tran tran di Supervarietà (Raiuno, ore 20,30) che ogni estate, da qualche anno, ci propone un florilegio di spezzoni in gran parte nostalgici della cosiddetta «tivù di una volta». Si sa che la nostalgia fa presto a diventare un mercato di facili illusioni, legata com'è al rimpianto anagrafico di chi rimpiange soprattutto perché «non ha più l'età». Però Supervarietà, nostalgie a parte, è comunque un bel tuffo nella qualità. Sì, la famosa qualità considerata ormai una sorta di araba fenice. La si coglie, tangibile, nella riproposizione di certi sketch dei vecchi varietà, dai tempi comici matematicamente perfetti. Ed è musica per le orecchie, sentir porgere una battuta come si deve, o meglio come si dovrebbe. La si tocca, questa benedetta qualità, nel modo professionale e contemporaneamente simpatico con cui tanti ospiti di programmi come Canzonissima o Studio Uno facevano da spalla a Mina offrendo generosi scampoli del proprio talento, senza che l'ospitata sottintendesse come accade oggi l'autopromozione dell'ultimo film o disco o spettacolo. Da un certo punto di vista certi spezzoni dei vecchi spettacoli della tivù di alcuni decenni fa sono quasi un atto sadomaso ad opera della Rai: perché il contrasto con la faciloneria e il pressappochismo di certe produzioni (soprattutto comiche e musicali) più recenti è evidente, palese, stridente. È come se nella testa del telespettatore si aprisse una finestrella che gli comparasse, gli uni vicini agli altri, comici e artisti di ieri con i tanti parvenu di oggi, lo scrupolo e la precisione con cui si preparava l'intrattenimento di un tempo alla spensierata approssimazione di certe odierne produzioni. E poi è una boccata d'ossigeno e di allegria rivedere in scena, seppur per una manciata di minuti, personaggi come Paolo Panelli, Peppino De Filippo, Nino Manfredi, Walter Chiari, Mina, Modugno. Peccato che Supervarietà non sia valorizzato un po' meglio, magari con qualche altra puntata monografica come è avvenuto all'inizio, concentrata su un personaggio di particolare forza scenica. Magari avvisando preventivamente il pubblico che quella data sera si potrà vedere un certo personaggio, e la sera dopo il tal altro. In modo che i rispettivi aficionados abbiano modo di farsi un bel nodo al fazzoletto.