Supplentopoli, prof pagati per non lavorare

In 150 all’anno accettano l’incarico e poi dicono: "Sono in maternità".
L’inchiesta di Napoli: tangenti da 300 euro per scalare le graduatorie. Ogni anno <strong><a href="/a.pic1?ID=299689">la caccia al prof sostituto costa allo Stato 110 milioni di euro</a></strong>

Arriva a scuola, firma il contratto, fa la cosiddetta «presa di servizio» e poi dichiara mortificata: «Sono incinta anch'io». Arrivederci e grazie. Lei, la supplente futura mamma, non metterà più piede in classe, ma lo stipendio le verrà corrisposto regolarmente. Un caso limite? Mica tanto, a sentire le testimonianze dell’Andis, l’Associazione dei dirigenti scolastici. I dati in possesso dell’organizzazione che raggruppa i presidi sono emblematici: ogni anno oltre mille tra supplenti, precari e fuori ruolo fanno ricorso ad aspettative di maternità e congedi parentali. La legge lo permette. E chi ne fa ricorso è pienamente in regola.

Le anomalie nascono invece quando - il giorno dopo l’accettazione della supplenza - la neo-supplente dichiara alla segreteria della scuola che l’ha appena assunta di essere incinta. A quel punto scatta, di fatto, lo stato di maternità che consentirà alla neo-supplente di essere pagata regolarmente senza però mai fare neppure un’ora di lezione. La supplente «futura-mamma» dovrà quindi essere sostituita da un’altra supplente, sperando che anche quest’ultima non si giochi l’asso nella manica della «dolce attesa».

Un meccanismo perverso, in vigore solo in Italia, che comporta per lo Stato un insostenibile spreco di denaro; una mostruosità normativa di cui beneficiano, con modalità diverse, tutte le figure professionali impegnate nel mondo della scuola la cui gestione è regolamentata attraverso le graduatorie. Parliamo dell’esercito più numeroso nell’ambito del pubblico impiego: nel reparto istruzione lavorano infatti un milione e 300mila persone che negli ultimi 10 anni hanno determinato l’aumento del 30% dei costi, portando la spesa complessiva da 33 a 43 miliardi di euro.

MATERNITÀ, CHE COINCIDENZA
Una realtà diventata insostenibile perfino agli occhi dei sindacati scolastici, almeno quelli meno strumentalizzati politicamente e più aperti alle novità. È il caso, ad esempio, dello Snals il cui segretario generale, Marco Paolo Nigi, condivide una riforma delle graduatorie «nell’interesse della maggioranza dei supplenti onesti, spesso penalizzati dai comportamenti scorretti di una minoranza di loro colleghi». Linea pienamente sostenuta da Sostene Codispoti, uno dei più autorevoli rappresentati del direttivo Snals, nonché segretario provinciale milanese: «Il comportamento dei supplenti che, prima firmano il contratto, e subito dopo la “presa di servizio” rivelano di esser in stato interessante, riguarda una minoranza di casi, quantificabili tra il 5-10% (tra 100 e 150 ndr) del totale delle assenze per maternità. La battaglia per una maggiore moralità nel mondo della scuola e della continuità didattica rappresentano, da sempre, priorità dello Snals. Ma ciò non può prescindere da una sostanziale riforma dei vecchi automatismi che disciplinano gli scatti in graduatoria». Proprio la direzione in cui sta andando il ministro dell’Istruzione, Gelmini.

Significativa la testimonianza di una vicepreside di un liceo fiorentino: «Quest'anno mi sono capitate due supplenti incinte. Entrambe hanno accettato l'incarico ben guardandosi dal dire che si trovavano in stato interessante. Risultato: sono entrate in aula un giorno solo e poi sono rimaste a casa in maternità a rischio. Quindi ho dovuto trovare altri due supplenti che sostituissero le supplenti in gravidanza».

Idem in una elementare di Genova. La segreteria, dopo tanto cercare, aveva trovato una supplente in Calabria che, nel giro di ventiquattr'ore è salita in Liguria: «Appena arrivata ha firmato il contratto per la presa di servizio, dichiarandosi automaticamente in maternità a rischio. Così non ha mai messo piede in classe, ma in compenso è entrata subito a libro spese della direzione didattica», racconta il dirigente scolastico.

LE INDAGINI DI NAPOLI
Fin qui il malcostume. Poi ci sono i reati da codice penale. Come lo scandalo della graduatorie truccate a napoli con 60 professori denunciati. Punteggi ritoccati da pirati del web in cambio di tariffe tra i 100 e i 300 euro. Un tariffario a misura dei furbetti delle supplenze che presuppone la presenza di una talpa all’interno del Provveditorato agli studi di Napoli. Il dirigente scolastico Alberto Bottino ha assicurato: «Faremo pulizia». Meglio tardi che mai.