Sussidio sociale? Prima disabili e anziani

Claudia Passa

Da sempre patrimonio indiscusso della terminologia no-global, con l’avvento dell’era Marrazzo il «reddito di cittadinanza» ha fatto ingresso anche nella Regione Lazio, dove il benefit di solidarietà dai contorni ancora confusi rischia di diventar legge non appena concluso il lungo iter avviato ieri nelle competenti commissioni consiliari. Sempre che la maggioranza riesca a mettersi d’accordo. Alla Pisana, infatti, giacciono ben quattro proposte di legge presentate da quattro diversi partiti dell’Unione. Ne parliamo con Fabio Rampelli, capogruppo di Alleanza Nazionale.
Rampelli, questa vicenda ha scatenato un certo scalpore. Lei cosa ne pensa?
«La prima anomalia è che esistano quattro testi differenti per il centrosinistra, ognuno dei quali presenta dei parametri non dico incompatibili, ma certo divergenti. Come opposizione non siamo disponibili a confrontarci con quattro proposte diverse. La maggioranza faccia la sua quadratura e Marrazzo ci spiegherà cosa intende per “reddito di cittadinanza”, e cosa vuole fare. Noi ci impegniamo a presentare una proposta omnicomprensiva per il centrodestra. Ma la vicenda presenta una seconda anomalia».
Vale a dire?
«Non sappiamo quanti soldi il governo regionale intende destinare per il “reddito di cittadinanza”. È un po’ difficile misurarsi con una materia così delicata, che attiene al campo della solidarietà, senza sapere quanti soldi si possono spendere in solidarietà. Bisogna sapere a quanto ammontano le risorse disponibili. Abbiamo chiesto che venga coinvolto l’assessore al Bilancio, per sapere se per tutto questo ci siano una copertura economica e un’indicazione di bilancio per il prossimo anno su cui poter ragionare. Essendo una legge sui sussidi, in fase di elaborazione, un conto è poter contare su risorse enormi, un conto dover stabilire delle priorità».
Qual è la vostra proposta?
«Posto che noi immaginiamo che la copertura economica non sarà illimitata, e quindi sarà necessario darsi delle priorità, così come abbiamo fatto quando a governare eravamo noi riteniamo che le priorità siano gli anziani, le donne, i diversamente abili. Limitatamente, ovvio, a chi non ha un reddito».
C’è chi ipotizza che la sinistra punti invece a favorire extracomunitari e rom...
«Ho già detto quali sono le nostre priorità, considerate tali anche nella scorsa legislatura. Priorità che valgono per tutti, poiché la Costituzione non prevede discriminazioni. Noi dobbiamo ragionare in positivo, non escludere qualcuno. E nessuno può dire che anziani, donne e disabili non siano in cima alle categorie che in assenza di reddito sono più deboli e disagiate».
Si è parlato di benefici da riconoscere a chi percepisce meno di 6mila euro l’anno...
«Le proposte a sinistra sono diverse, noi non prendiamo posizione finché non ce ne sarà una sola».
L’espressione “reddito di cittadinanza” sembra mutuata dalla terminologia dei no-global...
«La mia proposta di legge parla di “sussidio di disoccupazione e di povertà”. “Reddito di cittadinanza” è un linguaggio incomprensibile, proprio di gente che fa valutazioni sulla vita e sulla società altrettanto incomprensibili».
La maggioranza, al dunque, si spaccherà?
«Non mi stupirei. Allo stato attuale possiamo dire che è già spaccata, altrimenti non avrebbe presentato una proposta di legge diversa per ogni partito. È il contrario: ormai la maggioranza fa notizia quando si presenta coesa all’appello».