«Svalutazione dello yuan Effetti molto limitati»

Il «divorzio» tra lo yuan cinese e il dollaro statunitense è un buon segnale, ma non basta. Inutile aspettarsi ripercussioni clamorose sulla nostra competitività. A raffreddare le speranze di molti è stato il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Parlando in Parlamento del Dpef, ha spiegato che «la rivalutazione della moneta cinese del 2 per cento è un segnale di buona volontà, aiuta la flessibilità del sistema di cambio, ma è tutt'altro che risolutiva. Non so quanto saranno disposti a concedere». Fazio oltre a essere il responsabile di Bankitalia è anche membro del board della Banca centrale europea. E il suo riferimento è a un aspetto tecnico della decisione presa da Pechino che, ha spiegato, «non è neanche definita, perché non è definito il basket. Evidentemente si sono lasciati un certo margine». Insomma, la conclusione del governatore è che «gli effetti sulla nostra politica monetaria saranno minimi». E anche il sistema produttivo non ne risentirà positivamente perché il divario del costo del lavoro orario fra Cina o India ed Europa non è colmabile.