La sveglia d’Oltreoceano

La soluzione che si sta cercando per Telecom ha tratti di somiglianza con quella già adottata per Montedison. Allora attraverso gli Agnelli si cedette il gruppo ormai elettrico ai francesi dell’Edf. Gli Agnelli, pieni di debiti, furono poi sostituiti da una pattuglia di aziende ex municipalizzate. Oggi per Telecom esiste un compratore: gli americani di At&t e di America Movil. Ma non è stato ancora individuato un punto di riferimento che ancori la società di tlc all’Italia.
In questo contesto le dichiarazioni di ieri di Corrado Passera, il banchiere che guida Intesa, assumono un significato ben preciso: l’Istituto è disponibile a comprare Telecom in associazione con gli americani, ma anche in alternativa ad essi. Passera che è destinato a guidare la banca più importante del Paese non ha ovviamente regalato le esternazioni di ieri gratuitamente. Il suo mestiere è prestare soldi e passare molto tempo tacendo. Ma ieri ha fatto intendere almeno due cose.
La prima riguarda la politica, ossessionata dai campioni nazionali, e che trova in Intesa il pivot (per la verità un ruolo che già si era data con scarso successo prima dell’arrivo di At&t) intorno al quale raggranellare le briciole del nostro capitalismo in funzione complementare a quella degli americani.
Il secondo messaggio riguarda direttamente l’«invasore». E forse rappresenta l’angolo dove meglio emerge il lato talentuoso del banchiere che dice tacendo. Insomma mezza Europa delle tlc è preoccupata dell’arrivo degli americani. Si rompono gli equilibri, Deutsche, France e British Telecom si trovano un temibilissimo concorrente in casa, pieno di quattrini e di conoscenze. Passera dunque può permettersi di evocare, non dicendo, una coalizione di «willing» alternativa agli yankee americani. At&t sveglia dal torpore le istituzioni italiane, ma anche gli ex monopolisti telefonici di mezza Europa.
Ecco, come si legge nell’articolo di Marcello Zacché, l’ipotesi Telecom-Montedison. Inglobare gli americani all’interno di un nocciolo finanziario italiano che disponga di pari diritti e forse della maggioranza. Nel frattempo arriva una mano da Palazzo Chigi e financo dai regolatori, che da arbitri (qualcuno si potrebbe ricordare di Antonio Fazio?) diventano tifosi di una soluzione all’italiana, come ha pubblicamente detto ieri il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà.
È difficile capire quale sarà alla fine l’esito della sottile battaglia che si sta conducendo in queste ore. Gli americani si dicono disponibili ad avere un partner locale, così come gli italiani sembrano troppo divisi per trovare la forza di escluderli.
Poche certezze per il momento: Marco Tronchetti Provera sembra destinato ad uscirne con i quattrini e banca Intesa ad avere il ruolo di guida di quel che resta del salotto buono del capitalismo italiano.
Nicola Porro