Svelata maxi truffa ai risparmiatori

Francesco Gambaro

Ci sono anche due genovesi, ben noti alle cronache giudiziarie, tra i sei denunciati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e al riciclaggio nell’ambito della maxi operazione da 14 milioni di euro scoperta dal Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Genova. A volte ritornano. Armando e Thierry Nano, padre e figlio, erano già finiti al centro delle attenzioni investigative negli anni ’90 per aver truffato 1500 risparmiatori, tra i quali molti calciatori di serie A (Costacurta, Baggio, Mancini), vittime di un crack da 80 miliardi di lire.
Agli ignari investitori venivano offerti titoli di una società panamense proprietaria dei diritti per l’estrazione di marmo nero da una cava sudamericana. Dalla quale, in realtà, non venne mai estratto un grammo. Stessa tecnica quindici anni dopo. A dar manforte ai due faccendieri questa volta anche alcuni promotori e consulenti finanziari di Genova e di Novara, oltre a un riciclatore di professione marinaio i cui movimenti hanno insospettito fin dall’inizio gli uomini del G.i.c.o diretti dal Procuratore aggiunto Pellegrino e coordinati dai Sostituti Nanni e Piacente della Direzione distrettuale antimafia. Al «marinaio» era intestata, infatti, una delle due banche di diritto anglosassone che facevano capo a una società di intermediazione mobiliare olandese. Il denaro proveniente dagli investitori, dopo essere passato sui conti della Sim, confluiva su quelli dei due fantomatici istituti bancari, naturalmente senza essere investito in strumenti finanziari. Anzi. Gli oltre 13 milioni di euro racimolati da un centinaio di risparmiatori italiani, arabi e spagnoli servivano soprattutto per l’acquisto di automobili di lusso, gioielli, per pagamenti con carte di credito e per il rimessaggio di un panfilo, mentre ai malcapitati investitori erano offerti fondi minerari con interessi del 14 per cento all’anno. In alternativa veniva proposto l’investimento in bond argentini. A Genova, in via XX settembre, operava una delle quattro filiali della società olandese. Le altre si trovavano a Novara, Rotterdam e Madrid, mentre la base operativa era a Cannes. Attraverso le due filiali italiane avveniva la raccolta dell’ingente risparmio, una parte del quale è stato sequestrato dagli uomini del G.i.c.o durante l’operazione «New Economy». Nel dettaglio: 20 conti correnti dal valore di tre milioni e 800 mila euro, 128 mila euro rinvenuti presso le abitazioni di due indagati e 100 mila euro di assegni.