Svelato l’ultimo segreto: ecco quanto guadagnano i signori dello spionaggio

«Italia Oggi» pubblica la Top 10 degli agenti più ricchi: De Gennaro il Re Mida con quasi 350mila euro. 218mila per l’ex Sismi Pollari, «solo» 86mila per il suo vice Mancini

da Milano
Così come rubare in casa del ladro non è considerato peccato, curiosare nelle tasche degli agenti segreti non è spionaggio. Merito di Vincenzo Visco e della sua discussa trovata di mettere on line le dichiarazioni dei redditi degli italiani. E merito anche di «Italia Oggi», che ieri pubblicava la lista dei dieci esponenti più facoltosi dei servizi segreti.
Il numero uno per quanto riguarda i 740 degli 007 - in un gioco di parole che sa tanto di numerologia e cabala - è il nuovo capo degli «spioni» italiani: Gianni De Gennaro. Nominato al vertice del Dis, De Gennaro nel 2005 dichiarava 348.794 euro. Ai tempi, però, il Superprefetto non vestiva tanto i panni dell’erede di James Bond, quanto quelli dell’erede del prefetto Parisi come capo della polizia. Un ruolo fonte di onori e guai, come il rinvio a giudizio per i fatti del G8.
Ponderosa la dichiarazione del predecessore di De Gennaro al Dipartimento per l’informazione e la sicurezza, il generale di corpo d’armata Giuseppe Cucchi. Prodiano di ferro, ha prestato servizio presso la presidenza del Consiglio come capo del nucleo di coordinamento anti-terrorismo. E dato che grazie a Dio bombe non ne sono esplose, i suoi 277.883 euro Cucchi se li è guadagnati. Sono poi 218mila gli euro dichiarati da Nicolò Pollari, ai tempi responsabile del Sismi (oggi Aise). Generale della Guardia di Finanza, Pollari fu scelto dopo l’11 settembre 2001 in un periodo non esattamente sereno per l’intelligence internazionale. In tale veste fu coinvolto nel caso Abu Omar, l’imam di Milano rapito di concerto con i colleghi della Cia.
Sopra i 200mila anche Mario Mori, numero uno del Sisde (oggi Aisi). Un altro che agli allori della cattura di Totò Riina in qualità di comandante dei Ros, ha sommato le disavventure giudiziarie: fu infatti accusato di non aver perquisito il rifugio del boss, ma fu assolto come il capitano Ultimo. Nei 204mila euro anche il rimborso morale perché nel film sulla vicenda il suo ruolo non fu affidato a un sex symbol come Raoul Bova. E ancora oltre i centomila euro Giorgio Piccirillo (attuale numero uno dell’Aisi), Stefano D’Ambrosio (ex capocentro milanese del Sismi, anche lui invischiato nella vicenda Abu Omar) e Bruno Branciforte (ammiraglio della Marina rinconfermato all’Aise).
Chiudono la Top 10 Luciano Seno e Marco Mancini, che da numero due del controspionaggio dichiarava meno della metà (86mila euro) di quanto faceva il suo diretto superiore Pollari. Fanalino di coda Franco Gabrielli, che al Sisde combattè le Nuove Brigate Rosse e contribuì ad arrestare uno degli attentatori di Londra. Due lire in più - pardon, due euro - li avrebbe pure meritati, no?