Svelato il mistero dell’operaio che «salutò» il Rex

Sembra impossibile che dalla contemplazione di una foto si riesca a ricavare un racconto, un articolo inedito, eppure, anche se affondate nella storia ufficiale, emergono sempre isole sconosciute, degne di essere esplorate. E una di queste isole la scopre ad esempio il «mitico» Rex. Molti avranno visto almeno una volta il filmato del varo del transatlantico Rex avvenuto il 1° agosto 1931 a Sestri Ponente.
E sicuramente qualcuno può aver notato che, mentre la nave sta scendendo velocemente verso il mare, un operaio, con un gesto premeditato, si stacca dagli altri 100 mila presenti, fra i quali la regina Elena, e salta sull'invasatura a salutare la nave a braccia alzate, come un attore che voglia esibirsi. Di chi mai sarà quella sagoma che ha destato tanta curiosità al punto che la rivista Arte Navale, nel numero 13 del 2 luglio 2002, la mette addirittura nella pagina di apertura e la inserisce in un riquadro rosso nella foto del varo della pagina successiva? Ebbene, con un pizzico di soddisfazione, possiamo svelare il mistero ai lettori del Giornale. Si trattava del padre dell'ex segretario del Circolo Nautico Ugo Costaguta di Voltri, Lino Calcagno, che alcune settimane prima di morire, mi disse: «A mio padre, per averci sudato sopra, sembrava che il Rex in parte gli appartenesse e davanti alle autorità sistemate in ordine di importanza, nel momento più solenne, lui, l'ultimo della scala gerarchica, tentò di diventare il primo compiendo quell'azione eclatante».
La malasorte ha giocato a Lino lo scherzo di farlo morire prima che uscisse il numero 13 di quella rivista. Con quel tale «spresciun» che prende quando le cose si vogliono portare fino in fondo, chiesi alla nipote di Lino se per caso avesse delle foto di suo bisnonno risalenti agli anni Trenta. Dopo 4 anni dalla richiesta, la ragazza le trovò ed ecco apparire la stessa foto della rivista e un'altra significativa dell'epoca d'oro del cantiere Ansaldo. Ecco quindi svelato il mistero: l'operaio che si esibisce improvvisamente davanti alla cinepresa e alle macchine fotografiche, è Emilio Calcagno di Voltri, cartellino 527/Cant.
La seconda foto, è del 1933, ritrae delle maestranze, tra i quali Calcagno, intorno e sopra una lamiera della chiglia di una nave. Niente di particolare, a prima vista. Non sembrerebbe una foto interessante. Se non fosse che gli operai della foto stanno iniziando la costruzione di due Guardacoste per la Marina Sovietica. Non avrebbe nessuna importanza nella nostra epoca ma allora, in pieno regime fascista, il fatto, appariva sorprendente agli occhi di tutti. Come si può accettare che dopo tanta propaganda anticomunista, i fascisti costruissero navi per il loro nemico politico numero uno, Giuseppe Stalin? Gli affari sono affari e quando questi vengono a vantaggio dell'interesse nazionale, si può far finta di niente, si passa anche sopra agli ideali; tanto altre nazioni le avrebbero costruite lo stesso. Due anni e mezzo dopo le due navi, la P.S."26 e la P.S"28-I.C.299, ironia della sorte, furono utilizzate contro l’Italia nella guerra di Spagna.
Due piccoli particolari, due fotografie apparentemente banali, possono nascondere storie incredibili.