Svelato il piano segreto dell'opposizione: portare la protesta dei black bloc alla Camera

Con l'aiuto di alcuni parlamentari dell'opposizione un gruppo di "indignati" voleva far piovere euro dall'alto dell'anello della Camera. L'azione dimostrativa sventata grazie a un'informativa degli 007. L'onorevole Barbato, dell'Idv: "Sì, sono stato io ad accompagnarli. Erano solo cittadini arrabbiati"

Dall’hotel Raphael all’emiciclo di Montecitorio: 18 anni dopo l’assalto a Bettino Craxi il lancio di monetine si sposta dentro i palazzi istituzionali. O almeno questa sarebbe stata l’intenzione di un nutrito gruppo di «indignati» che con l’aiuto di alcuni parlamentari dell’opposizione si sarebbero dovuti divertire a far piovere euro di varia pezzatura dall’alto dell’anello della Camera, quello riservato al pubblico, nel corso della votazione sulla richiesta di arresto del deputato Marco Milanese. Il piano, secondo una nota dei nostri apparati di sicurezza, sarebbe stato pianificato da un deputato campano per il 22 settembre scorso in concomitanza con l’avvio del dibattito parlamentare sull’ex braccio destro del ministro Giulio Tremonti, accusato di aver venduto consulenze e nomine nelle società partecipate del Tesoro in cambio di mazzette in denaro e costosi regali. Qualcosa, però, è andato storto, non solo per l’azione di contrasto messa in piedi dal questore della Camera Antonio Mazzocchi, destinatario della nota riservata, ma anche per la tempistica del dibattito in aula che avrebbe spiazzato i manifestati.

Mazzocchi, contattato dal Giornale, conferma l’sos relativo a un drappello di giovani pronti a mettere in atto violente e incontrollabili manifestazioni di dissenso, evitando però di fare nomi e cognomi sui deputati complici. Il deputato napoletano del Pdl Amedeo Laboccetta il nome lo fa per averlo appreso da Mazzocchi: «È il solito Franco Barbato dell’Idv, che infatti quel giorno arrivò tardi preso com’era a organizzare i tumulti». Barbato, rintracciato dal Giornale, conferma d’aver fatto entrare una decina di indignati ma sminuisce la portata dell’allarme rivendicando la correttezza di una protesta civile.
Per capire come sono andate davvero le cose occorre provare a ripercorrere le tappe della vicenda. Uno o due giorni prima del voto su Milanese, il questore della Camera, Mazzocchi, viene allertato sull’intenzione di scatenare la protesta dal loggione che ospita gli spettatori. Una contestazione-choc studiata nei dettagli attraverso un’ingegnosa modalità di ingresso dei manifestanti. Barbato li avrebbe fatti «accreditare», all’ufficio pass della Camera, in qualità di accompagnatori suoi e di altri cinque o sei parlamentari amici, ignari però delle reali motivazioni del gruppo.

Il questore Mazzocchi, col dirigente del servizio sicurezza Fabrizi, il 22 settembre decidono di inasprire i controlli. «Effettivamente – spiega il questore della Camera – una segnalazione riservata in tal senso ci era arrivata. Gli apparati di sicurezza ci avevano informato del possibile arrivo di alcune persone di area non pacifica. Per questo motivo, d’intesa con il funzionario Fabrizi, abbiamo inasprito i controlli: metal detector e verifiche accurate sulle persone, servizi dentro e fuori Montecitorio, per chiunque era stato autorizzato ad assistere alla votazione su Milanese. Chi era senza giacca e senza la cravatta, come da regolamento, poi non è stato fatto entrare». E aggiunge: «Per fortuna, i tempi previsti per la votazione non sono stati rispettati, così quando queste persone si sono presentate all’ingresso, la votazione era già avvenuta, o era in corso. Quindi, qualsiasi eventuale tentativo di disturbo, è venuto meno anche per questa variazione d’orario». Ma la segnalazione riguardava anche l’eventuale lancio di monetine e sassi? Mazzocchi si cuce la bocca: «Di questo non posso parlare».

Il grande sospettato dell’Idv non si sottrae alle richieste di chiarimento del Giornale: «Sì, quel parlamentare campano sono io – ammette Barbato - quel giorno ho raccolto il desiderio di gente indignata che stazionava in piazza Montecitorio e insieme all’onorevole Messina l’ho fatta entrare e partecipare alla vita del Parlamento. Non tenevano né monetine né sassi, protestavano civilmente. Addirittura hanno lasciato fuori i volantini che avevano in piazza con la lettera di licenziamento di questa classe politica. Quando ho saputo che non li facevano passare per vari motivi, come il fatto che non avessero le giacche e le cravatte, sono corso a casa dove ho invitato tutti per rivestirli dalla testa ai piedi. Alla fine chi è riuscito a entrare ha seguito l’aula rispettoso della sede istituzionale. Erano cittadini indignati non black bloc. Nessuno, fra quelli che sono riusciti a entrare, ha dato in escandescenze».