«Svendopoli» Ater, è tutto da rifare

«È questa la legalità modello centrosinistra? È un vero peccato che Piero Marrazzo, divenuto governatore, non lavori più in tv: altrimenti si sarebbe denunciato da solo a “Mi manda Raitre». Ci aveva già pensato il giornalista de «L’Unità» Marco Travaglio, sul numero de L’espresso in edicola, a mostrare come sulla svendita del patrimonio Ater da parte della regione Lazio, il re Marrazzo fosse ormai nudo. Case di pregio vendute dall’ex Iacp a prezzi irrisori (in media 50mila euro ad appartamento), dal Flaminio a Montesacro, dalla Garbatella a Testaccio. Spesso a inquilini regolarizzati in una delle numerose sanatorie dopo le occupazioni abusive. Sanatorie (o meglio pesanti colpi di spugna) simili a quella, discussa, licenziata nella Finanziaria regionale 2007 e che ha consentito agli occupanti senza titolo alla data del 20 novembre 2006, di mettersi a norma: appartamenti spesso destinati a famiglie che avevano totalizzato dieci punti in graduatoria, cioè il massimo.
Prima della stoccata de L’espresso c’erano state le inchieste giornalistiche e, alla Pisana, la proposta di legge del capogruppo dei Socialisti riformisti, Donato Robilotta, che prevede la vendita delle case di pregio solo a prezzo di mercato, salvando il diritto di rimanere affittuario a vita per gli inquilini in regola. E come se non bastasse, la «svendopoli» potrebbe continuare: nei prossimi tre anni l’Ater di Roma si appresta a mettere sul mercato un terzo del suo patrimonio, pari a circa 16.410 alloggi. Di questi, 3.000 alla Garbatella, altri 1.100 a Testaccio. Così sabato Piero Marrazzo ha dovuto decretare lo stop: «Dopo aver consultato l’assessore alla Casa Bruno Astorre e il presidente dell’Ater di Roma Luca Petrucci - ha spiegato il governatore - ho invitato le amministrazioni di tutti gli Ater regionali a sospendere le vendite in corso delle case popolari, cosi come stabilito da diverse leggi regionali». Un invito nato «dalla volontà di verificare la possibilità legali per evitare che il diritto alla casa si tramuti di fatto, e in forme anche del tutto legittime stante l’attuale quadro normativo, in un privilegio». Quindi Marrazzo ha convocato un tavolo tecnico, previsto per oggi, per «definire le modalità d’intervento volte ad apportare gli indispensabili correttivi alle norme in vigore, e se necessario introdurre modifiche alla legge regionale vigente».
«Meglio tardi che mai - commenta Robilotta -. Ora Marrazzo porti rapidamente in giunta una delibera che stralci dal piano previsto la vendita delle case di lusso dell’Ater di Roma, e blocchi quelle già in corso di vendita ma non ancora regolarizzate con atto notarile. Questo per dar modo al consiglio regionale di discutere la mia proposta di legge». Ma il capogruppo dei Socialisti riformisti va oltre: «Non capisco le lacrime di coccodrillo del Presidente dell’Ater di Roma, Luca Petrucci, che solo qualche giorno fa aveva definito la mia proposta strumentale e demagogica, mentre ora che Marrazzo l’ha fatta propria esulta come se si trattasse di una sua iniziativa. Ricordo che durante l’iter della Finanziaria 2006 cercai, senza risultato, di aprire una discussione sulla questione di “svendopoli”. Durante l’approvazione della legge 11 del 19 luglio 2007, riguardante misure urgenti per l’edilizia residenziale pubblica, il mio emendamento, che prevedeva la vendita a prezzo di mercato delle case popolari di pregio, fu bocciato dalla giunta dopo una violenta discussione anche alla presenza del presidente Marrazzo». Ma poi, davanti all’evidenza, qualcuno deve aver cambiato idea.