Svendopoli, si salva "casa nostra"

Insulti, minacce, rettifiche: i politici coinvolti che hanno acquistato case a Roma a prezzi fortemente ribassati vanno all'attacco. Baccini (Udc): <strong><a href="/a.pic1?ID=203548">&quot;Ho speso la stessa cifra di tutti gli altri inquilini&quot;</a></strong>

Stefano Casamassima e Massimo Malpica

Roma - Una figlia a San Pietro, il papà all’Aventino. La storia delle case della famiglia Cossutta si dipana acrobatica tra Affittopoli e Svendopoli. Del buen retiro di Maura, ormai, si sa tutto. L’appartamento dell’Inps in via della Stazione San Pietro, 113 metri quadri al quinto piano, alle spalle del Vaticano, era intestato a papà Armando, ma la figlia ci abita già da decenni quando, nel 1995, la sua modesta pigione (un milione al mese) finisce sui giornali. E quando si decide per le dismissioni, Maura non sembra contenta: «Pagare un affitto a equo canone è un conto - dichiara ad agosto del ’99 - acquistare è un’altra cosa, un impegno che non mi ero mai posta.Avrei preferito che aspettassero ancora un po’ a vendere». Ma nel 2004 l’ex parlamentare del Pdci fiuta l’affare e rompe gli indugi, diventanto proprietaria dietro versamento di 165mila euro. Il prezzo di mercato? Decisamente più alto, intorno ai 600mila euro. Nel frattempo papà Armando vive in viale Aventino. E qualche anno dopo, trova una casa proprio accanto alla sua anche all’altra figlia Anna, in un immobile dell’Ina. Non passa molto tempo che anche qui arriva la dismissione. L’Ina vende il palazzo a Pirelli, che poi fa la sua offerta agli inquilini, Cossuta figlia compresa. Seconda compravendita andata in porto per la famiglia comunista. A quel punto, Armando trasloca nella nuova casa. Sul vecchio citofono c’è ancora il suo nome, ma i vicini si preoccupano di avvisare chi cerca il leader rosso: «Guardi, Cossutta non sta più qui, lo trova al palazzo accanto». Altro protagonista di Affittopoli è Sergio D’Antoni. L’ex leader Cisl, ora viceministro allo Sviluppo economico nel governo Prodi, finì nella bufera per il suo attico di 219 metri quadrati in via Civinini ai Parioli, che pagava a equo canone, all’Inpdai, appena un milione e duecentomila delle vecchie lire al mese. Mafu la presenza di due vasche da idromassaggio nel suo appartamento a colpire di più i vicini di casa e l’opinione pubblica, tanto da farlo finire sui giornali con il nomignolo di «Mister Jacuzzi». D’Antoni dodici anni dopo abita ancora in quella casa, ora confluita nel patrimonio dell’Inps. Ma i canoni, fa sapere, decisamente aggiornati al rialzo, sono assolutamente in linea con i prezzi di mercato. Non ha nemmeno deciso se acquistare o meno: pare che agli inquilini dell’elegante condominio non sia ancora arriva la proposta di vendita. E le Jacuzzi? Scomparse, rimosse, portate via da qualche anno. Non per questioni d’immagine. C’era troppo poca pressione all’ultimo piano: anche gli attici hanno i loro difetti. Se D’Antoni non ha fretta di diventare proprietario, anche un altro «inquilino eccellente» la questione-casa la prende con filosofia. E trattandosi di Rocco Buttiglione non potrebbe essere diversamente. Il presidente dell’Udc, quando ancora era un «giovane professore universitario», a fine anni ’70, ottenne un alloggio di tutto rispetto. Circa 190 metri quadri ai Parioli, in via delle Tre Madonne, che si erano liberati per la morte del precedente inquilino, un matematico, «il mio esimio collega » Mauro Picone, raccontava lui stesso al Giornale nel ’95, dopo essersi ritrovato nelle «liste» di Affittopoli. Ma di andarsene da casa, scandalo o meno, Buttiglione non voleva saperne. «Pago due milioni e mezzo al mese, se vi sembrano pochi...», sospirava, invitando comunque l’Inps ad aggiornare i canoni e «a gestire in modo più rigoroso i soldi dei pensionati». Dopo dodici anni, almeno il primo dei desideri del professore centrista si è avverato. Abita ancora lì, ma la sua pigione è stata rivista al rialzo dopo una trattativa condotta con il sindacato degli inquilini Sunia. Nessun trasloco dal 1995 a oggi anche per Luigi Cocilovo, europarlamentare dell’Ulivo e vicepresidente del Parlamento europeo. L’indirizzo romano del sessantenne ex braccio destro di D’Antoni è sempre lo stesso: via Panama, a metà strada tra i Parioli e il Salario. Nel bel palazzo dell’Inps, a pochi metri dal verde di Villa Ada, Cocilovo occupa un appartamento di 177 metri quadrati. Nel ’95, quando lo «scandalo » era all’apice, pagava solo 1.183mila lire al mese.Da quell’anno sono cambiate molte cose, l’istituto previdenziale ha applicato i patti in deroga ai suoi inquilini. Che sono ancora tali. «L’Inps qui non ha mai venduto», spiega un vicino di casa dell’ex sindacalista, che non si sbilancia sull’importo dell’affitto. «Il canone è stato aggiornato, ma di vendita ancora non se ne parla».