Sventato il golpe contro Cota e Formigoni

RomaRoberto Cota rimane governatore del Piemonte e, di conseguenza, anche Roberto Formigoni è più solido al vertice della Lombardia. I due antagonisti di centrosinistra, l’ex-presidente regionale Mercedes Bresso e l’indagato per corruzione Filippo Penati, sembrano non avere più chance di ribaltare il risultato elettorale del 2010.
È la Corte costituzionale a mettere una pietra tombale sulle loro speranze, respingendo perché infondato il ricorso del Consiglio di stato, che voleva intervenire nella vicenda delle sospette firme false a sostegno di Cota. La Consulta ribadisce, invece, che l’accertamento del falso in materia elettorale è di competenza del giudice ordinario. E i giudici amministrativi si potranno pronunciare sulla validità delle elezioni solo dopo la sentenza del tribunale civile di Torino.
Considerati i tempi lunghi del procedimento, il leghista Cota e la sua giunta riusciranno probabilmente a concludere il mandato. Stesso discorso per Formigoni (Pdl), che gode di riflesso del verdetto anche se l’Alta Corte aveva escluso dalla sua decisione la Regione Lombardia, coinvolta in un analogo episodio di contestazione di firme per le candidature.
Il due governatori apprendono praticamente in contemporanea di essere salvi. Per tutta la mattina c’è un fitto scambio di chiamate tra Torino e Milano. Cota e Formigoni sono al telefono quando le agenzie battono la notizia sulla decisione della Consulta e Cota la comunica subito al collega lombardo. «Golpe sventato», sarebbe stato il commento concorde dei due. Ma né l’uno né l’altro poi fanno dichiarazioni ufficiali. Il presidente del Piemonte lascia solo filtrare il fastidio per tutta la vicenda, che considera un’inutile perdita di tempo. «Ci avevo creduto fin dall’inizio», commenta il suo legale, Luca Procacci.
Chi non ci sta è la Bresso, il cui ricorso alla giustizia amministrativa finisce nel nulla. E l’ex governatore attacca la Consulta, che «non ha avuto il coraggio di affermare il principio della ragionevole durata del processo nel caso di ricorsi elettorali» e che «non ha riconosciuto la particolarità del procedimento giudiziario in materia elettorale». La Bresso trova «assurdo che la giustizia amministrativa possa dichiarare l’illegittimità delle elezioni dopo molto tempo dal voto» e denuncia «una privazione di giustizia». Per lei, si tratta di «un falso palese già accertato dal tribunale penale di Torino, nella cui sentenza è chiara la modalità criminale della lista a sostegno di Cota». Si riferisce alle 27mila firme della lista «Pensionati per Cota» raccolte da Michele Giovine, che ha contribuito alla vittoria del presidente leghista, con uno scarto di 9mila voti. A giugno Giovine è stato condannato in sede penale, in primo grado, a due anni e otto mesi per aver inserito in lista candidati senza il loro consenso.
Ma Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl in Piemonte, invita la Bresso a rassegnarsi: «Spiace che per non aver accettato una sconfitta sul campo si sia dovuti arrivare addirittura ad una pronuncia della Corte Costituzionale. Una scelta dettata dalla testardaggine di una persona che ha solo contribuito ad intasare con dei ricorsi pretestuosi la giustizia italiana». Ghigo aggiunge che ora il Pdl può affrontare con più tranquillità la fase congressuale e la discussione con la Lega sulle deleghe.
Al consiglio regionale di Torino, intanto, scoppia una bagarre dopo la decisione della Consulta e la seduta viene sospesa. Alcuni leghisti sventolano cartelli con la scritta «A volte rivincono i buoni». Uno ha sulla maglietta verde la frase: «Bresso cucù, due ricorsi non ci sono più» e viene espulso.
Sul fronte lombardo, sconfitti sono anche i Radicali, che hanno fatto ricorso contro l’elezione di Formigoni. In una lettera di protesta al Presidente Giorgio Napolitano annunciano di voler ricorrere nelle sedi internazionali. «La realtà - dice Silvio Viale - è che abbiamo un presidente eletto col trucco. Una condizione comune per i governatori di Piemonte e Lombardia».