Sventato piano di Hamas per uccidere Abu Mazen

Incontri febbrili ai vertici Anp per pagare gli stipendi

Gian Micalessin

Qualcuno tra le fila di Hamas aveva già inserito nel caricatore la pallottola con il suo nome. Qualcuno dentro ai servizi segreti israeliani ha deciso di avvertire il presidente e salvargli la vita. A dar retta alle voci trapelate dai corridoi dello Shin Bet -i servizi di sicurezza interni israeliani - il piano di Hamas per sbarazzarsi del presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) era già pronto. Una visita a Gaza del presidente doveva trasformarsi in un viaggio senza ritorno e consegnare al governo fondamentalista il pieno controllo dell’Autorità Palestinese. La cancellazione della visita, avvenuta su segnalazione dei servizi segreti israeliani, avrebbe reso impossibile la realizzazione del piano. «Hamas considera Abbas una barriera che impedisce il pieno controllo dei territori, per questo ha deciso di ucciderlo», ha detto al Times di Londra un ex consigliere di Yasser Arafat rimasto vicino anche al nuovo presidente. «Controlliamo tutte le mosse di Hamas a Gaza – ha confermato un fonte dei servizi di sicurezza israeliani citata dal quotidiano inglese – così quando abbiamo saputo che la vita del presidente era in pericolo lo abbiamo informato senza perder tempo».
Notizie e dichiarazioni sono ovviamente difficilmente verificabili, ma rappresentano un segnale del livello di guardia raggiunto dai rapporti tra Mahmoud Abbas e il governo fondamentalista al potere dai primi d’aprile. Il presidente e il premier Ismail Haniyeh, nonostante la disperata crisi finanziaria e l’impossibilità di pagare gli stipendi a oltre 160mila dipendenti pubblici, hanno passato gli ultimi mesi a contendersi il controllo dell’apparato di sicurezza e delle istituzioni.
La sorda lotta ai vertici ha paralizzato l’Autorità Palestinese trascinandola verso uno stallo totale, ma i “duellanti” incontratisi per quattro ore sabato sera stentano a trovare un compromesso. Ieri sera Haniyeh ed Abbas hanno provato a riaprire i colloqui allargandoli anche ad un pugno di ministri fondamentalisti e ad alcuni consiglieri presidenziali, ma anche il secondo incontro è stato alla fine rinviato.
La notizia del fallito complotto di certo non aiuta a discutere a cuor sereno anche se i sospetti non sembrano riguardare i vertici politici di Hamas. Le stesse fonti israeliane smentiscono per ora qualsiasi coinvolgimento diretto o indiretto del premier Haniyeh o del leader in esilio Khaled Meshaal, ma il presidente, già sopravvissuto a Gaza ad una sparatoria tra la propria scorta e quella di altri miliziani, sicuramente non viaggia più a cuor leggero. A preparar la festa ad Abbas e al suo scudiero Mohammed Dahlan, l’ex capo della Sicurezza Preventiva di Gaza che manovra le leve della sicurezza e della politica al fianco del presidente, sarebbe stato un gruppo di irriducibili delle Brigate Ezzedin Al Qassam, il braccio armato di Hamas.
L’animosità dei militanti armati nei confronti di un presidente che «stringe d’assedio e cerca d’isolare il governo di Hamas» è già stata espressa - in un comunicato diffuso su Al Jazeera - da Mohammed Nezzal, uno dei comandanti di punta delle Brigate Ezzedin al Qassam. Il ruolo d’alcuni capi dell’organizzazione militare nel complotto viene giudicato estremamente plausibile anche da esponenti dell’intelligence israeliana.