Svezia contro Danimarca nel nome del copriwater

Nei famosi megastore dell’arredo fai-da-te tavolette del wc e zerbini sono tutti battezzati come le città danesi. L’ultimo atto di una rivalità che dura da 500 anni

Non basta vivere in Scandinavia per sfuggire alla legge dei «terroni». C'è sempre qualcuno più a nord di te. Capita, così, che la svedese Ikea si becchi un'accusa di razzismo nei confronti dei danesi, gente del Sud, meridionali. Terroni. Dicono poi che il signor Ikea sia un tipo duro e, da buon svedese, ami raccontare barzellette solo sui vicini danesi.
Ingvar Kamprad da sempre sostiene di avere un piccolo problema con i nomi. Fatica a ricordarseli. È per questo, raccontano, che mobili, oggetti, modelli e suppellettili dei suoi prodotti vengono battezzati con un criterio a prova di memoria. Tutto deve seguire una logica razionale, con la stessa pedante precisione con cui incastra viti, perni e bulloni di letti e cucine. Scatole e scaffali portano nomi di cittadine svedesi. Letti, armadi e mobili da salotto evocano luoghi norvegesi, tavole e sedie citano la Finlandia, i cuscini parlano di fiori, piante e pietre preziose. In bagno trovi solo laghi scandinavi, fiumi e baie. Ma se si va nella polvere, sui tappeti, zerbini e tutto ciò che è calpestabile, non vi potete sbagliare: ci sono solo nomi di città danesi. Un caso? Mica tanto.
Mister Ikea è convinto che ci sia del marcio in Danimarca. E così quando si tratta di dare un nome agli oggetti più «bassi» pensa sempre e soltanto alle città danesi. Così la tavoletta del water tira fuori dalla cartina geografica Öresund, lo stretto di mare che divide la Danimarca dalla Svezia. Poi c’è Nivå, la città che diventa un rivestimento per pavimenti. Guarda caso il più economico. Nessuno fin'ora l'aveva fatto notare, ma per alcuni ci deve essere sotto qualcosa. Secondo Klaus Kjøller, un esperto di scienza della comunicazione dell'università di Copenaghen, qualcuno ha voluto prendersi gioco dei danesi. Parla addirittura di «imperialismo svedese». «Altrimenti», dice, «perché una persona dovrebbe pulirsi i piedi sullo zerbino Køge per poi calpestare il tappeto Nästved o Sindal o Bröndby o Agger (tutte località danesi ndr)? Dev’esserci una scelta deliberata. Nessuno si è mai chiesto allora perché per i mobili componibili più costosi hanno toponimi svedesi?». Se parli di queste cose con i signori dell'Ikea sostengono che è tutto un caso ma in realtà l'ironia di mister Kamprad non è che l’ultimo atto di una battaglia che si combatte tra i due Paesi da oltre 500 anni. Un’antica rivalità tra Danimarca e Svezia consumata a colpi di armi prima, sui campi da calcio poi, e che ora è finita sugli scaffali del fai-da-te, delle idee e tanto risparmio, dei mobili che hanno il pregio di essere usati, vissuti, che sanno di nuovo, di autonomia, lontani da quei pesanti mobili di famiglia.
Ma il lato perfido della globalizzazione firmato Ikea non ha messo di cattivo umore solo la Danimarca. Kjell Magne Bondevik, premier norvegese, ha accusato i foglietti d’istruzione di discriminazione sessuale: «Nei manuali ci sono solo immagini di uomini che assemblano i mobili. Non è giusto. E poi non sono chiari, io ho grandi difficoltà a mettere assieme i pezzi». In Svezia avranno detto: vabbè è norvegese. A Copenaghen, intanto, si sta già pensando alla controffensiva. Qualcuno ha suggerito al produttore di birra danese Carlsberg di chiamare le sue birre analcoliche, con nomi di località svedesi. Bassa gradazione.