Uno sviene, due l’aiutano Tre operai uccisi dai gas nella raffineria di Moratti

CagliariSono morti in tre, asfissiati uno dopo l'altro cercando di salvarsi tra di loro. Una fine orribile, in neanche dieci minuti, all'interno di una cisterna della raffineria Saras, in un afoso pomeriggio di precoce estate alla periferia di Sarroch (Cagliari). Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52, erano tutti di Villa San Pietro (piccolo centro distante qualche chilometro dall'impianto della famiglia Moratti) e appartenevano a una ditta esterna, la Comesa, specializzata proprio nella manutenzione di impianti industriali. Per loro non c'è stato nulla da fare nonostante i soccorsi immediati. Il quarto componente della squadra, Luca Fazio, è riuscito a salvarsi solo per caso, ed è stato ricoverato all'ospedale del capoluogo sardo ma non è grave.
È successo tutto intorno alle 14. Sconvolgente nella sua semplicità la dinamica della tragedia: secondo le prime ricostruzioni, il primo operaio è caduto nel serbatoio reso saturo dal letale idrogeno solforato mentre gli altri sono morti per cercare di mettere in salvo i colleghi. Eppure, sarebbe dovuta essere un'operazione di routine, anche perché le procedure all'interno degli impianti e delle vasche di desolforazione vengono seguite rigorosamente e sono autorizzate da un caposquadra solo a cisterne bonificate.
Ma evidentemente ieri pomeriggio qualcosa non ha funzionato, qualche passaggio legato alla sicurezza non è stato rispettato alla perfezione. I tre sono caduti uno dopo l'altro, in una sequenza allucinante alla quale il quarto operaio ha assistito impotente, anzi rischiando pure lui la vita. È scattato l'allarme ma i medici del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dei lavoratori.
Saputa la notizia, il presidente e l'amministratore delegato della Saras, Gianmarco e Massimo Moratti, sono arrivati in Sardegna e hanno comunicato con una nota il «tragico evento» esprimendo «profondo dolore» e condoglianze alle famiglie degli operai deceduti. Sul posto intorno alle 16 è arrivato anche il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, accompagnato dagli assessori del Lavoro e dell'Industria, che ha voluto conoscere nei dettagli le cause della tragedia e ha incontrato i parenti delle vittime per esprimere il suo cordoglio a nome di tutta la Sardegna.
Immediate poi le reazioni delle istituzioni, quella del Presidente della Repubblica in primis, della politica, dei sindacati regionali e nazionali. Proprio Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per oggi uno sciopero di otto ore, l'intera giornata lavorativa, nello stabilimento Saras. Dalle 6 di stamattina i lavoratori dell'area industriale, circa 3.000 persone, aderenti alle tre sigle sindacali incrociano le braccia. Lo sciopero ha riguardato tutte le categorie operanti nella zona: chimici, metalmeccanici ed edili. «Non sappiamo se l'accumulatore dove i tre operai sono morti fosse stato bonificato», ha spiegato Nicola Marongiu, segretario della Camera del lavoro di Cagliari. «Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio». «La raffineria è un luogo ad alto rischio, non è la prima volta che succedono incidenti mortali, ma mai erano stati di questa gravità. È un incidente gravissimo - ha aggiunto il segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa - ma nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota».
Sarà un'inchiesta della magistratura, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo, a stabilire cause ed eventuali responsabili della tragedia.