Svista «Millionaire» ora finisce davanti ai giudici

Non c'è pace per «The Millionaire», il film di Danny Boyle che ha fatto il pieno di Oscar (8). Ogni giorno ne succede una: venerdì è toccato al piccolo Ismail Azharuddin Mohammed (Jamal da piccolo) d'esser picchiato dal padre che lo voleva esibire come un trofeo nella baraccopoli di Mumbai, dove vive. Il genitore poi ha chiesto scusa, ma i lividi restano. In altri casi, la chiacchiera negativa s'è sgonfiata: non era vero, ad esempio, che i minori indiani fossero stati sfruttati. Nel frattempo anche lo scrittore Salman Rushdie ha preso pubblica posizione contro il film e il libro da cui è tratto. L'ultima querelle viene dall'Italia, riguarda un errore di doppiaggio giustamente deprecato dalla comunità islamica. Accade infatti che, in una cruciale scena, l'infame azione perpetrata da un gruppo di squadristi armati sia attribuita ai musulmani. Invece sono fondamentalisti indù. I musulmani, tra i quali Jamal, scappano per salvarsi. Tutta colpa di una voce di fondo tradotta male. L'originale recitava: «Sono musulmani, prendeteli!». Da noi è diventata: «Sono musulmani, scappiamo!». Conseguente l'equivoco.
La faccenda, denunciata il 4 febbraio scorso da Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente dell'associazione Intellettuale Musulmani, sembrava risolta. Preso atto dell'infortunio, la Lucky Red aveva promesso di far ridoppiare la scena incriminata e sostituire il rullo nelle copie in circolazione. Così, sia pure con notevole ritardo, cioè dopo l'Oscar di domenica, è successo, almeno ad ascoltare Georgette Ranucci, responsabile delle relazioni esterne della casa. Scandisce: «Ci scusiamo nuovamente con la comunità musulmana e confermiamo di aver modificato la frase in tutte le 150 copie in circolazione». Ma, a quanto pare, Ahmad non si fida, se è vero che il 4 marzo, preso il Tribunale civile di Roma, si discuterà il ricorso d'urgenza secondo il quale sono ancora in programmazione le copie con la svista. Di più: alla Lucky Red si chiede di sborsare 100mila euro per non meglio definite «attività volte a favorire l'integrazione razziale». Non basterebbe andare al cinema e controllare?