La "svista" di Obama: dimenticati i soldi per il sisma dell'Aquila

Al G8 il presidente americano aveva annunciato aiuti economici per la ricostruzione dell’Aquila dopo il sisma. Solo 4 governo stranieri hanno finanziato il recupero di monumenti danneggiati

Roma - «Grazie l’Aquila. Sarai ricostruita. Tornerai al tuo splendore. Non scorderemo mai il coraggio e la gentilezza della tua gente».
Così parlò il presidente degli Stati Uniti, il neo-Nobel per la pace Barack Obama, lasciando il capoluogo abruzzese al termine dello scorso G8. Obama, in camicia, con le maniche arrotolate, l’otto luglio era andato a spasso per il centro devastato dell’Aquila insieme con Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso, dicendosi impressionato dalla mole dei danni, mentre veniva immortalato davanti alla facciata della Prefettura semicrollata. Le immagini del leader Usa, e della first lady Michelle, che si commosse di fronte alle macerie della città colpita ad aprile dal terremoto, fecero il giro del mondo. E così pure quelle degli altri «grandi della Terra», da Angela Merkel a Nicolas Sarkozy, da Taro Aso a Dmitry Medvedev, arrivati nel cuore delle zone più colpite dal sisma e pronti a manifestare solidarietà, e a promettere l’impegno dei propri Paesi per aiutare l’Aquila e l’Abruzzo a rialzare la testa.

Proprio in occasione del G8 venne presentata una lista di 45 monumenti-simbolo danneggiati dal terremoto, proponendoli alla comunità internazionale per l’«adozione» in vista del restauro. Da quei caldi giorni estivi sono passati cinque mesi. E purtroppo, in molti casi la solidarietà è rimasta ancora ferma alle parole pronunciate di fronte alle telecamere.

Appena tredici edifici di quell’elenco, infatti, hanno finora trovato un donatore, più altri due «fuori lista» ma comunque adottati. E di questi, solo il restauro di cinque verrà finanziato in tutto o in parte da un governo straniero. C’è la Francia di Sarkozy che ha stanziato 3,2 milioni di euro, coprendo quasi metà dei 6,5 milioni necessari a riportare all’antico splendore la chiesa di Santa Maria del Suffragio e il suo complesso monumentale, all’Aquila. C’è la Germania che si è accollata l’intera spesa per il restauro della chiesa di San Pietro Apostolo a Onna. C’è la Russia di Medvedev e Putin che fa la parte del leone, facendosi carico in toto dei lavori per riparare i danni subiti dal capolavoro barocco di Fontana, Palazzo Ardinghelli (circa 3,4 milioni di euro), e dal complesso monumentale e chiesa di San Gregorio Magno (3,8 milioni la stima), entrambi nel capoluogo. Anche il Kazakistan ha fatto la sua parte, donando 1,7 milioni di euro per San Biagio d’Amiternum, sempre all’Aquila.

E gli Usa? Gli unici soldi a stelle e strisce arrivati finora in soccorso ai monumenti dell’elenco, non arrivano dal governo statunitense. Ma dal World Monument Fund, un’organizzazione non-profit, privata, con sede a New York, che ha elargito 1,5 milioni di euro per finanziare il restauro di San Clemente, a Castiglione a Casauria, in provincia di Pescara. Qualcosa hanno fatto anche la National italian-american foundation e altre associazioni di italo-americani: 110mila euro sono stati raccolti dall’Italian American Museum di New York e devoluti al restauro della statua della Madonna di Pietranico.

Dall’amministrazione, al momento, ancora niente. Almeno nel campo del recupero del patrimonio dei beni culturali abruzzesi: al momento il dipartimento di Stato segue un progetto di partenariato per realizzare un ostello universitario, in un’iniziativa che è curata dalla Niaf. Obama non avrà scordato l’Aquila, come promesso a luglio, ma finora da Washington non è arrivato un dollaro per rimettere in piedi il capoluogo. Forse per Barack, alle prese con la riforma del welfare, c’è un problema di budget. Mercoledì proprio Bertolaso aveva osservato: «Obama è più preoccupato della riforma della sanità che delle calamità». Il riferimento era al vertice sul clima di Copenhagen, ma forse la frase celava un’ombra polemica. Come l’altro accenno al presidente americano fatto dal capo della protezione civile a ottobre scorso. Quando Bertolaso sottolineò come Obama avesse consegnato le prime case agli sfollati dell’uragano Katrina quattro anni e due mesi dopo il disastro. «E quante ne hanno consegnate? La metà delle case che la Protezione civile italiana ha consegnato agli aquilani dal 29 settembre».