La Svizzera «buca» le Alpi e viene a fare affari a Genova

Loro, gli svizzeri, i due «buchi» li hanno fatti, e li apriranno presto al traffico ferroviario. Sono i buchi - così li chiama, con arguzia, l’ambasciatore elvetico in Italia, Bruno Spinner, che fa la parte del minimalista, ma pensa in grande - sotto il Loetschberg Sempione e il Gottardo: il primo tunnel è quasi pronto, entrerà in funzione l’anno prossimo, il secondo è opera ancora più gigantesca, richiede lavori fino al 2015. Non sono tempi italiani, ma «svizzeri», in tutti i sensi. Ci si può contare, insomma. E difatti sono già in moto i meccanismi per utilizzare questi nuovi transiti in funzione di trasporto merci, da e verso Genova, al posto dei camion che intasano le autostrade e i polmoni. Uno di questi meccanismi - in realtà si tratta di progetti meditati e preparati a lungo, come sottolinea il console generale di Svizzera a Genova, Giancarlo Fenini - sarà la Conferenza economica e di partenariato Italia-Svizzera «The meeting 06-Genova», in programma a Palazzo San Giorgio giovedì e venerdì della prossima settimana. Sul tappeto - sottolinea il presidente della Camera di commercio, Paolo Odone, fra i più attivi e convinti sostenitori dell’iniziativa - le grandi infrastrutture e la realizzazione del Terzo valico, ma non solo, affinché Genova torni ad essere porto della Svizzera e del centro Europa. Alla «due giorni» prenderanno parte, fra gli altri, il ministro dell'Economia e del Commercio estero svizzero Doris Leuthard, il ministro italiano per il Commercio internazionale e le Politiche europee Emma Bonino, il presidente della Regione Claudio Burlando e l’amministratore delegato di Fs Italia Mauro Moretti. «Questo incontro - aggiunge ancora Odone - è un modo forte per dire che la comunità economica deve fare squadra per uscire dai confini nazionali e aggredire i mercati esteri con delle partnership». Gli fa eco Spinner: «Già ora l'Italia è il secondo partner economico della Svizzera. Abbiamo messo insieme 150 tra imprenditori svizzeri e italiani che hanno già in agenda più di 200 appuntamenti. L’obiettivo è chiaro: i nostri 65 imprenditori cercano imprese italiane per mettere in comune le forze, la proverbiale precisione elvetica e la creatività italiana, per andare su mercati terzi, dal farmaceutico al meccanico, dal logistico al tessile, dai servizi finanziari alla robotica». Il Terzo valico e le vie di comunicazione, conclude Odone, «non sono né di destra né di sinistra. Credo che questo sia un momento per riaffermare con forza questa battaglia che è la madre di tutte le battaglie».