Dalla Svizzera con l’ossessione per la religione

Viene dalla Svizzera più sonnacchiosa e rassicurante la donna che ha spintonato il Papa. Susanna Maiolo è nata a Frauenfeld, una cittadina del cantone di Turgovia. Ventimila abitanti o poco più, il lago di Costanza a meno di 30 chilometri, l’illusione di vivere dentro un presepe. E lì nel cantone-presepe era stata di recente per due anni, nelle mani degli psichiatri per mettere a punto un percorso di cura. Perché da sempre questa ragazza di venticinque anni dal cognome italiano aveva problemi. Non c’era con la testa. Non del tutto. Aveva una personalità fragile. Per questo era stata ricoverata. Pareva andasse tutto per il meglio. I medici erano convinti di averla rimessa in carreggiata. O almeno di averla «riorganizzata». Ora alla Wonhgruppe Kanzler si dicono «sbigottiti e costernati». Quattordici posti, ordine e disciplina, un rapporto diretto e continuo fra gli psichiatri e i malati. E poi, la discrezione che a queste latitudini è il biglietto da visita, non importa se in un caveau o in una struttura ospedaliera.
Anche per Susanna Maiolo era stato così. Aveva seguito un corso di formazione professionale, una sorta di passaporto per entrare nel mondo con un minimo di mestiere nelle mani. La possibilità di giocarsela, di sbarcare nella società con una bussola per orientarsi e andare avanti, ma qualcosa è andato storto. Il viaggio si è interrotto, lei è rimasta prigioniera delle sue ossessioni. Dei fantasmi che la abitavano da sempre. E che non se ne sono mai andati veramente.
Giusto un anno fa, il 25 dicembre 2008, aveva cercato di scavalcare la balaustra, alla fine della messa natalizia in piazza San Pietro, ma era stata bloccata. Un’azione fotocopia, anzi una brutta copia, di quella poi realizzata quest’anno. Gli stessi sintomi, la stessa follia. Una confusa aspirazione al sacro. Insomma, la terapia non aveva dato i frutti sperati, l’appuntamento con Benedetto xvi solo rinviato al Natale successivo.
Ma il direttore della Wohngruppe Kanzler, Rolf Kessler, racconta un’altra storia, quasi a lieto fine, rassicurante: la donna si era integrata molto bene nella comunità e non aveva mai dato problemi. E allora?
«Posso dire che sono rimasto stupito, molto stupito dalla notizia - prosegue Kessler - non so dire che cosa sia successo in questo anno e mezzo». Però un tarlo s’è mangiato la coscienza della giovane, fissata col Papa al punto di tentare due volte l’ingresso in piazza San Pietro. Kessler, un po’ illuministicamente, prova a smontare anche la pista religiosa: «La fede della donna non era oltre la media e certamente non così forte da essere considerata una mania». E allora cosa è scattato non una ma addirittura due volte nella testa della giovane?
Una riposta compiuta non c’è e non può esserci. «Su Internet - ripete Kessler - si parla di mania religiosa, ma questo non è vero, almeno non quando era da noi».
Dettagli di una vita alla deriva. Linee di un disagio che è arrivato al cuore della Chiesa. E ha fatto il giro del mondo. Susanna Maiolo è arrivata apposta dalla Svizzera, indossando una vistosa giacca rossa e si è preparata al momento a suo modo solenne: «Volevo solo toccare il Papa, non volevo fargli del male», è quanto ha saputo dire e le sue parole sembrano quasi una parodia involontaria delle pagine dei vangeli in cui i malati cercano in tutti i modi il contatto fisico con il Signore. Ora l’hanno rinchiusa in una struttura specializzata a Subiaco, l’ospedale Arnaldo Angelucci, per un trattamento sanitario obbligatorio. Sette giorni di terapie in isolamento, poi si vedrà. Ma tirarla fuori da quel buco in cui si è cacciata non sarà facile.