La Svizzera lancia la controffensiva «Nuovi minareti vietati per legge»

L’iniziativa di tre deputati si ispira a un analogo provvedimento preso a Zurigo il mese scorso. Un sondaggio online rivela che il 72 per cento dei ticinesi è favorevole

Marcello Foa

I minareti? Vietati per legge. È una provocazione. O meglio: un’azione preventiva, pianificata da un deputato che, con il sostegno di altri due colleghi, l’ha trasformata in un’iniziativa parlamentare. L’Islam è diventato un caso anche nel Canton Ticino.
Qualcuno evoca «l’effetto Ratisbona», riferendosi al discorso del Papa in Germania. Altri, più prosaicamente, ne parlano come di una mossa elettorale, a meno di sei mesi dal voto per il rinnovo del Parlamento cantonale. Qualunque sia la verità, è innegabile che la richiesta dei tre deputati ha fatto emergere una realtà che molti intuivano ma che nessuno aveva il coraggio di affrontare: anche in Ticino, e più in generale nella democratica e tollerante Svizzera dove 300mila musulmani vivono senza problemi, la religione islamica è percepita come una realtà oscura, di cui è meglio diffidare. Una minaccia. Basta leggere i forum su Internet, parlare con la gente per le vie di Lugano o Bellinzona, per intuire che il risultato di un sondaggio on-line, secondo cui il 72% dei ticinesi è favorevole alla proposta, non si discosta troppo dalla realtà.
E non si possono biasimare i media locali che, salvo un paio di eccezioni, hanno seguito con grande prudenza la polemica. La settimana scorsa la Televisione della Svizzera Italiana ha dedicato al tema la sua trasmissione di approfondimento settimanale, Falò, illustrandolo con grande oggettività. Paradossalmente nemmeno alla comunità musulmana del Cantone può essere rimproverato alcunché: la costruzione di una moschea, e meno che meno di un minareto, non sono nemmeno in programma. E sbaglierebbe chi sospettasse gli ambienti cattolici di strumentalizzazioni occulte. Al contrario. Il vescovo di Lugano, monsignor Grampa, non ha nulla da obiettare contro i minareti, nel nome della tolleranza e della reciprocità: «Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te».
Eppure la battaglia contro i minareti è stata lanciata dal deputato Lorenzo Quadri «per difendere le nostre radici e l’identità cristiana». Lui che appartiene a un partito (la Lega dei Ticinesi) che - come quelli degli altri due firmatari Eros Mellini (conservatore dell’Udc) e Andrea Giudici (liberale-radicale) - fino a ieri non metteva certo la Chiesa e le tradizioni religiose al centro del suo programma. Ma come accade in Italia e in altri Paesi europei, lo smarrimento nei confronti dell’Islam riesce a provocare un rimescolamento dell’identità collettiva. È la paura dell’ignoto, il timore di una colonizzazione silenziosa e per questo particolarmente temibile.
Quadri lo dice espressamente: «Poco importa che i musulmani ora non intendano costruire un minareto. Il problema va affrontato prima che si ponga». Il leghista si ispira alla decisione del Gran Consiglio di Zurigo che in settembre, accettando la proposta di una consigliera dell’Udc, Barbara Steinemann, ha vietato l’edificazione di nuove torri «degli imam». Ancora una volta prevale il desiderio di prevenire. Nella città della Limmat un minareto esiste dal 1962 e analogamente a quello di Ginevra, costruito nel ’78, non è mai stato usato per chiamare i fedeli alla preghiera, come invece accade nei Paesi islamici. Ma questo non basta a rassicurare gli zurighesi. «È diventato un simbolo che provoca sentimenti negativi nella popolazione - ripete la Steinemann -. E io penso che si possa esigere da una minoranza religiosa di adeguarsi alla nostra cultura europea, rinunciando a costruzioni che creano turbamento».
E in Ticino? L’iter parlamentare è solo agli inizi e verosimilmente approderà in aula solo dopo le elezioni. Difficile prevedere con quale esito. Ma anche qui c’è chi non si fida, come Giorgio Ghiringhelli, fondatore del partitino il Guastafeste, secondo cui il minareto rientrerebbe in una strategia di lungo periodo. «Prima costruiscono le moschee, poi i minareti, ma un giorno chiederanno di poterli usare per chiamare i fedeli - ha dichiarato al giornalista di Falò, Roberto Bottini - e se la autorita glielo negheranno, si rivolgeranno al Tribunale federale in nome della libertà religiosa. E noi dovremo scegliere: accettare i muezzin o mettere a tacere i campanili».
Poco importa che il Ppd, il partito cattolico, sia allineato sulla posizione del vescovo e che pertanto non tema l’Islam. Il minareto genera ansia e va vietato a priori. O almeno così credono in molti.
marcello.foa@ilgiornale.it