La Svizzera ligure conserva i tesori nei suoi due castelli

Maria Vittoria Cascino

L'altra terra di mezzo tra Liguria e Toscana. Giri viziosi d'un confine che sfarfalla e ritaglia Calice al Cornoviglio a mo' di coppa. Media e bassa Val di Vara. Da 41 metri sul livello del mare a 1164. La cima del Cornoviglio. La Svizzera degli spezzini. Trentaquattro chilometri quadrati, 1300 anime e due castelli. Paradossalmente il futuro. Niente attività produttive, solo agricoltura, artigianato e turismo. Una piroetta all'indietro. Sul proscenio il Castello Doria Spinola, cuore di Calice. Accanto Daniela Scattina, la donna del castello. Quella di oggi. Che collabora col Comune per sfogliarne i trascorsi e ricomporli negli eventi da organizzare. Al Castello, l'osservatorio privilegiato per riconoscersi. Storia di donne che hanno marchiato Calice. Nel 1600 la marchesa Placidia Doria del Carretto a tastare il polso di quella varia umanità, a risistemare il castello, a creare la parrocchia di Calice. Nel dopoguerra la maestra elementare a maneggiare la materia grezza dei contadini.
Ad usare i quadri di Beghè per spiegare la fisica ai suoi ragazzi. Oggi, la statua di lei vicino al piazzale della Chiesa. Calice, dal Castello, trattiene questo tempo altro. E la spinta. Quando la missione è giocarsela a carte certificate questa innaturale bellezza. Il sindaco Alberto Battilani ti mostra il fascicolo inviato a Roma per ottenere la certificazione Emas. Dentro c'è la sua Calice polverizzata in diciannove frazioni. Sali e viaggi concentrico. Due alberghi, quattro agriturismo (due sono fattorie didattiche), sei ristoranti e sei bar. Battilani, sindaco da un paio d'anni, firma la svolta e acchiappa gli imprenditori. I settori su cui spingere sono ricettività e prodotti di bosco e terra. Il resto è briglia sciolta. Perché l'enclave a coppa è campagna inglese, è storia di pietre. È un paesaggio intatto in questo scompiglio autunnale. Il bosco di betulle più basso d'Europa e i colori ad ubriacarti. Il Comune e i suoi alter ego. I castelli di Madrignano e Calice. L'uno che vive solo per la festa di Santa Margherita, l'altro in ulteriore fase di ristrutturazione per ritagliarci all'interno un ristorante-enoteca. Ossigeno. Dal passato il futuro di questa gente aggrappata ai suoi «nidi d'aquila». Al piano terra del castello di Calice il Museo Pietro Rosa, la pinacoteca David Beghè, il museo della statua stele di Borseda («l'ha trovata un contadino scavando, l'ha tenuta da parte per la sua bella forma»). C'è anche una foresteria ricavata nei locali dell'ex stazione dei carabinieri, lì fino agli anni '60. Al piano nobile l'ampio salone con volta a botte, sede degli eventi culturali e del consiglio comunale. Accanto il Centro di Educazione Ambientale gestito dall'Ente Parco Monte Marcello Magra. Ancora più sotto il Museo dell'apicoltura, arnie villiche e vecchi smielatori sposati a stampe d'epoca.
Non a caso Calice è associato a «Le Città del Miele» e vanta cinque apicoltori italiani tra cui Maurizio Ribaditi, in località Santa Maria, che ha portato a casa il riconoscimento del miglior miele del Mediterraneo. Battilani cuce una frazione all'altra, poi l'indice ad un paio di nuclei abitati annegati a mezza costa. «Là c'è Debeduse. Un'artista tedesca ne sta trattando l'acquisto per trasformarlo in un borgo di artisti. Studio e creazione.Quello affianco è Filettino. Futura proprietaria un'inglese gia pronta a ristrutturarlo per intero». Chicche. Scovate dall'estero. Neanche il tempo ci si fosse incancrenito dentro. Battilani apprezza. «C'è giro e qualcosa si muove. Dobbiamo reinventarci per non sparire».
In controluce i sentieri da Santa Maria, Villagrossa, Terruggiara, verso il Passo della Foce e l'Alpicella. L'alta via dei monti liguri e la via Francigena a ricordare relazioni strette e passi svelti. Di una forza agricola decantata nel post moderno.