La Svizzera ricorda quell’esule italiano

Per la parte italiana erano presenti, oltre al Console Generale d'Italia a Basilea, Silvio Mignano, il senatore Stelio De Carolis da Roma che ha donato al sindaco di Grenchen, avvocato Boris Banga, una medaglia commemorativa ed un collare nero, storico simbolo dei repubblicani e degli anarchici romagnoli durante il dominio temporale del papa, e Ferruccio Oddera, da Genova, socio della Associazione Liguri nel Mondo in rappresentanza di Luca Borzani, assessore del Comune di Genova, di cui ha letto il messaggio a Grenchen.
Il senatore italiano ha ricordato la dirittura morale e l'alto senso del dovere di Mazzini, il quale, ottenuta la nazionalità svizzera, volle pagare le previste tasse di naturalizzazione che pure non erano state richieste. Oddera, portando i saluti di Genova, ha consegnato al museo mazziniano di Grenchen una pietra di ardesia (storico e tradizionale simbolo della cultura e del lavoro dei Liguri) incisa e decorata con il Cigno Ligure ed uno stendardo della Associazione Liguri nel mondo.
Dalle altre due città gemellate con la cittadina solettese erano giunte le delegazioni da Neckersulm (Baviera) e da Selestat (Alsazia).
Da parte svizzera erano presenti varie personalità e alcune decine di membri della Fondazione Mazzini, fra cui il presidente del Parlamento cantonale, Ruedi Lehmann, il segretario comunale Francois Scheidegger, una delegazione del piccolo villaggio montano Unterschachen, nel Cantone di Uri, di cui Grenchen è «Madrina» sostenitrice dei contadini di montagna, la signora Anna Messerli, dell'assessorato alla Cultura, il dr. Karl Diethelm, direttore dello stabilimento Bachtelen (ove si trova la stanza ora museo che ospitò Mazzini), l'onorevole Andreas Gross, che ha presentato una esauriente dissertazione (quali problemi sulla politica di emigrazione e di asilo, di corruzione preoccuperebbero Mazzini se fosse ancora fra noi?), Anton Meier, ideatore e realizzatore della Fondazione Mazzini e che da oltre vent'anni si dedica alla storia di Mazzini in Svizzera, ove nel 1936 ottenne la nazionalità svizzera con una votazione a valanga (122 Si e 22 no).
Meier, cui è stato conferito nel 1997 il titolo di cavaliere della Repubblica Italiana, e che si dedica a mantenere vivi i pensieri del Mazzini, ha accolto gli ospiti nella stanza che il Mazzini occupò per 13 mesi fra il 1835 ed il 1836 e che, pur diventato svizzero, dovette lasciare su enormi pressioni delle potenze europee, dopo che fu tradito.
Per catturarlo vennero da Solothurn 18 poliziotti e 120 soldati, ricorda lo storico Meier, ma la popolazione era talmente solidale che nel trambusto riuscì a far scappare i due fratelli Ruffini, anch'essi esuli, e poi a garantire a Mazzini ed agli altri due un salvacondotto valido per i territori svizzero e francese, che permise loro di raggiungere Londra. Là Mazzini vi rimase sino alle cinque giornate di Milano del 1848.