In Svizzera storica vittoria della destra

Vince la destra di Blocher ovvero la destra che, come accade in altri
Paesi europei a cominciare dalla Francia di Sarkozy, sa raccogliere e
interpretare un disagio molto forte, radicato soprattutto nelle classi
medie. C’è bisogno di identità, di regole, di certezze

In Svizzera vince la destra di Blocher ovvero la destra che, come accade in altri Paesi europei a cominciare dalla Francia di Sarkozy, sa raccogliere e interpretare un disagio molto forte, radicato soprattutto nelle classi medie. C’è bisogno di identità, di regole, di certezze.
La Confederazione elvetica è un Paese che da sempre accoglie un numero enorme di immigrati, quasi sempre senza problemi. Ma, da qualche anno, una realtà splendida e che sembrava immutabile ha iniziato a scricchiolare. Nulla a confronto di quel accade in Italia; ma nei Cantoni più ricchi aumentano i furti, gli scippi, lo spaccio di droga; sovente per mano di stranieri di ultima generazione, soprattutto quelli provenienti dall’Europa dell’est. E la prospettiva di una Svizzera senza più controlli alle frontiere - come accadrà nel marzo prossimo quando entreranno in vigore gli accordi di Schengen - accentua le paure. Si teme la criminalità, si guarda con crescente ostilità agli stranieri, nonostante da molti anni rappresentino il 20% della popolazione. Ma gli albanesi, i kosovari e i macedoni si integrano meno facilmente dei vecchi immigrati italiani, portoghesi, spagnoli.
I partiti borghesi tradizionali - come i liberali-radicali o i democristiani - non hanno saputo intercettare questo malumore. Blocher, invece, sì. Talvolta con toni forti e populisti: un manifesto elettorale in cui tre pecore bianche allontanano dalla Svizzera una nera, ha suscitato polemiche a non finire. Risultato: il ministro della Giustizia uscente ha vinto strappando più voti di quelli pronosticati dai sondaggi. In pochi anni questo industriale della chimica, oggi 67enne, ha trasformato il partito dei contadini, che sembrava in declino, nella prima forza del Paese. Ieri, secondo le proiezioni, ha ottenuto il 28,8% (+2,1% rispetto a quattro anni fa), con un aumento di ben sei seggi alla Camera Bassa, da 55 a 61, mentre per quella Alta bisognerà attendere i ballottaggi. Il dato più significativo è l’affermazione di Blocher nella Svizzera francese: l’Udc, che finora era popolare soprattutto nelle regioni di lingua tedesca, ha battuto il Partito socialista in due feudi tradizionalmente rosa come Ginevra e Losanna.
Altri vincitori delle elezioni sono i verdi, unico partito di sinistra a crescere: sebbene non abbia sfondato quota 10%, fermandosi al 9,5%, è riuscito a guadagnare quattro deputati. Malissimo invece i socialisti che perdono 4,2 punti al 19%, e ben nove seggi. Giù anche i liberali-radicali, mentre tengono i democristiani. Interessante l’affermazione, in certi Cantoni, degli eco-liberali ovvero di un partito di centrodestra con spiccate sensibilità per l’ecologia. In Ticino risultati analoghi a quelli federali con due differenze: il Plr resta il primo partito al 23% nonostante un calo del 4,6%, mentre il voto di protesta borghese premia la Lega dei Ticinesi (+5,7%), anziché l’Udc, che a sud delle Alpi non riesce a sfondare più che altro per mancanza di politici di peso.
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