La Svizzera va al referendum e dice «no» allo spinello legale

La depenalizzazione della canapa non convince gli svizzeri. Il referendum di ieri, che proponeva la legalizzazione della droga leggera per uso personale, è stato ampiamente bocciato dall’elettorato elvetico. Alle urne la Confederazione ha sancito, invece, un netto sì all’eroina di Stato, politica già in corso da 15 anni nel Paese.
Pur essendo tra gli europei proprio gli svizzeri quelli che fanno più uso di cannabis, a esprimersi contro lo spinello legale sono stati oltre il 63 per cento dei votanti. Il testo chiedeva di depenalizzare il consumo e la coltivazione di canapa per uso personale, al fine di lottare contro la criminalità legata al traffico della droga, attribuendo alla Confederazione il compito di regolarne produzione, commercio e di proteggere i giovani. L’iniziativa popolare «Per una politica della canapa che sia ragionevole e che protegga efficacemente i giovani» prevedeva la non punibilità per gli adulti che acquistano, possiedono, coltivano e consumano per se stessi cannabis. Nonostante il divieto, numerose persone fanno uso abituale di marijuana o lo hanno fatto almeno una volta nella loro vita. Secondo i dati di Swissinfo, si tratta di 600mila svizzeri su 7 milioni di abitanti.
Così la consultazione popolare circa le politiche sulle droghe è andata come previsto dai sondaggi pre-elettorali e il governo ha incassato un’importante conferma alle sue scelte. Si tratta, però, anche di una vittoria per chi, fuori dalla Svizzera - e in particolare tra i partiti di destra - è schierato contro la legalizzazione. Il potenziale «sì» svizzero avrebbe costituito un precedente da utilizzare nella annosa battaglia per la depenalizzazione delle droghe leggere anche in altri Paesi della Ue. Molti, inoltre, temevano il trasformarsi della Svizzera in un narco-paradiso e in particolare il fiorire di un turismo transfrontaliero dal nord Italia verso il Ticino.
Per gli analisti, gli svizzeri hanno dato prova di pragmatismo respingendo quel salto nel vuoto costituito dalla depenalizzazione degli spinelli e approvando allo stesso tempo - con il 68 per cento dei consensi - una legge federale sugli stupefacenti già collaudata. Nella densa domenica referendaria (5 quesiti) gli elettori elvetici infatti si sono espressi a favore della distribuzione di eroina sotto controllo medico. Una scelta che alcuni attribuiscono ai traumatici ricordi delle «scene aperte» della droga di Zurigo, come erano chiamati i luoghi di ritrovo degli eroinomani. Era il 1992 quando il governo, pioniere in tutta Europa, autorizzò per la prima volta la distribuzione di eroina. Oggi in tutto il Paese circa 1.300 persone sono coinvolte nel programma di prescrizione di eroina destinato a tossicomani affetti da una fortissima dipendenza (a fronte di 26mila persone in terapia). L’approvazione della nuova legge, contestata da un referendum promosso dalla destra populista, era necessaria per fornire una base legale all’attuale politica dei cosiddetti quattro pilastri: prevenzione, terapia, riduzione dei danni e repressione.
Paradossalmente, in un primo tempo governo e parlamento volevano includere anche la depenalizzazione della cannabis nella legge sugli stupefacenti, essenzialmente per prendere atto della politica piuttosto tollerante praticata da numerosi cantoni in materia. Ma, complici alcuni studi sui rischi della cannabis per la salute psichica dei giovani, hanno poi cambiato idea.
Altro successo del governo alle urne è stato il no al pensionamento flessibile proposto dall’Unione sindacale svizzera. Questa chiedeva di consentire a coloro che hanno un reddito annuo inferiore ai 77mila euro di scegliere se andare in pensione già a partire da 62 anni, invece dei 65 anni, senza decurtazioni di rendita. Ampiamente prevista anche la bocciatura di un’iniziativa che voleva limitare il diritto di ricorso delle associazioni ambientaliste.
La più grande sorpresa alle urne si è rivelata, invece, il «sì» degli svizzeri (51,9 per cento) all’iniziativa sull’imprescrittibilità dei reati di pedofilia, malgrado il parere contrario del governo e di molti esperti.