Svolta ad Acea: lascia Fabiani Alemanno prepara il nuovo corso

Il presidente di Acea Fabiano Fabiani ha rassegnato le dimissioni e con lui anche il componente del cda Luigi Spaventa. Lo si legge in una nota di Acea, controllata al 51% dal Comune di Roma, dopo giorni di indiscrezioni legate al venir meno del rapporto di fiducia con la coalizione di centro destra che ha vinto le elezioni dopo 15 anni. In una nota il Comune ringrazia Fabiani per il lavoro svolto ed «esprime soddisfazione per l’operato dell’ad di Acea, Andrea Mangoni, a cui conferma la piena fiducia».
Le uscite di Fabiani e Spaventa, «e probabilmente anche quella di Piero Giarda e forse di Luisa Torchia», spiega una fonte vicina all’ex municipalizzata, attuerebbero il ricambio nel cda tra i componenti ancora espressione della vecchia giunta. Il consiglio di Acea, composto di nove membri, è espresso da 5 consiglieri indicati dal Comune (azionista al 51%), 2 del primo socio privato italiano, cioè Francesco Gaetano Caltagirone (al 5%) e due dal socio industriale francese Suez (9%).
Uno dei nuovi consiglieri sarà il prossimo presidente di Acea e la scelta, secondo la fonte, appare ormai ristretta a tre profili e quattro nomi. Un presidente di alta rappresentanza, «e si fa il nome di Andrea Monorchio», oppure un presidente espressione del tessuto imprenditoriale romano, «e in questa chiave è emerso il nome di Giancarlo Cremonesi, presidente di Acea», l’associazione dei costruttori di Roma, oppure scelte più aderenti al core business elettrico di Acea, «con due profili differenti ma ugualmente importanti come quello di Carlo Andrea Bollino, presidente del Gse (Gestore dei servizi elettrici) e di Giuseppe Potestio», amministratore delegato di AceaElectrabel e presidente di Tirreno Power, la società di generazione compartecipata da Sorgenia che fa capo a Carlo De Benedetti.
Al nuovo vertice spetterà risolvere il nodo Suez. Da mesi sono in corso negoziati per rivedere gli accordi di joint venture nelle società operative nella produzione, distribuzione e nel trading di elettricità che fanno capo ad AceaElectrabel, oggi al 60% Acea e al 40% francese. L’ipotesi è per un aumento del peso di Suez con la conseguente discesa del Comune sotto il 51%. Ma con il titolo calato a 10 euro, svendere l’unico asset che porta soldi nelle casse del Comune appare difficile.