«La svolta di Alfano? Il Pdl deve imparare a criticare il governo»

Roma«Adesso il Pdl deve fare il passo successivo. Ed iniziare ad essere distonico rispetto al governo. È vero, infatti, che siamo gli azionisti di maggioranza di questo esecutivo, ma ciò non significa che dobbiamo schiacciarci acriticamente su qualunque decisione o iniziativa prenda. Dobbiamo avere una nostra autonomia di valutazione». Alla vigilia della tre giorni del Pdl che si apre oggi a Mirabello - dove Angelino Alfano farà la sua prima «uscita» da segretario politico del partito - Massimo Corsaro, vicecapogruppo vicario alla Camera, tira le somme del dopo Consiglio nazionale e auspica un partito che nei prossimi mesi riesca a crearsi una sua identità autonoma rispetto alla leadership di Berlusconi che l’ha fin ad oggi caratterizzato.
Cosa è cambiato con la nomina di Alfano a segretario?
«È cambiato tutto. Il Consiglio nazionale della scorsa settimana certifica tre cose niente affatto secondarie. Primo: c’è un grande leader che ha capito che deve preparare la successione e ha deciso di farsene carico personalmente. Secondo: il Pdl getta le basi per passare dalla leadership carismatica di uno ad essere un partito a tutti gli effetti, strutturato sul territorio con dirigenti che sono espressione della basa. Terzo: c’è alle porte un grande ricambio generazionale, visto che è diventato segretario un quarantenne che ha certamente più futuro davanti a sé che passato dietro le spalle».
Però?
«Però adesso dobbiamo riuscire ad avere una nostra autonomia, a porci nei confronti del governo in maniera terza. Siamo gli azionisti di maggioranza dell’esecutivo, ma ciò non vuol dire che non possiamo dare il nostro contributo, magari sui provvedimenti che arrivano in Parlamento, o se necessario essere critici».
In questi due giorni, però, sulla questione della cosiddetta norma salva-Mondadori di mugugni nel Pdl ce ne sono stati molti. Eppure in pubblico nessuno ha preso una posizione critica...
«Le battaglie non si fanno sui giornali. Credo che nel merito quella norma sia sacrosanta. Credo anche che sia stato un errore inserirla nella manovra in modo non chiaro ed esplicita. È sembrata solo una furbata».
Altro esempio. Il caso Papa. Una cosa è dire «no» alla richiesta d’arresto, altra è che nessuno nel Pdl abbia sollevato un dubbio su quanto emerge dalle intercettazioni.
«Preso atto che la metodologia d’indagine è inaccettabile e che non ci sono gli estremi per chiederne l’arresto - anzi, probabilmente mancano gli estremi per ipotizzare un reato - non ho problemi a dire che il quadro che emerge da quelle conversazioni è desolante, eticamente deprecabile e disegna un ambiente meschino. Nel Pdl figure come Papa è bene non ci siano più perché in questi anni sono stati troppi quelli che - in nome della persecuzione di uno, perché quella a Berlusconi è una persecuzione -si sono “seduti”».
Crede che Alfano ce la farà a superare la divisione tra le diverse anime del partito visto che c’è chi sostiene che il vero chiarimento interno è stato solo rimandato a settembre?
«Alfano finora è stato impeccabile. E credo che continuerà su questa strada. Eppoi penso che nessuno nel Pdl abbia interesse a rompere il giocattolo».
Nel senso che se Alfano fallisce la palla non possa ad altri ma torna al Cavaliere?
«Si, anche in quel senso».