La svolta della Chiesa anglicana: arriva il primo "sì" ai vescovi donna

La Chiesa Anglicana, dopo sei ore di dibattito, ha autorizzato l'ordinazione dei vescovi donna. Il Vaticano: "Strappo con la tradizione. Ostacolo per il riconciliamento fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa d'Inghilterra"

Londra - Da ieri anche le donne inlgesi possono diventare vescovo. La Chiesa Anglicana ha autorizzato infatti l’ordinazione di vescovi appartenenti al gentil sesso, approvando però anche alcune misure che vanno incontro all’ala tradizionalista contraria alla decisione. Prima del Sinodo, circa 1.300 esponenti del clero avevano minacciato di abbandonare la Chiesa di Inghilterra se le donne fossero state ammesse alla carriera vescovile.

Proteste Alla fine, dopo sei ore di infuocato dibattito sulla direzione da prendere per la chiesa nata circa 450 anni fa, la soluzione a cui è giunto il Sinodo è un compromesso che cerca di evitare la fuga di massa dalla confessione minacciata da coloro che si oppongono ai vescovi donna. "Entrambe le opzioni estreme sono cadute", ha detto a Reuters un funzionario del Sinodo. "Ma non sono neanche state rifiutate". Il Sinodo, riunitosi a York, nell'Inghilterra settentrionale, ha respinto la proposta dei tradizionalisti di creare una squadra di "super-vescovi" cui la parte di clero e fedeli che si oppongono all’ordinamento delle donne avrebbero potuto fare riferimento. Si è scelto invece di adottare un codice di condotta nazionale che cerca di accontentare gli opponenti. Ma non è stato specificato quali siano le misure esatte offerte ai più ortodossi.

Votazione Al voto hanno partecipato le tre "camere" del Sinodo, i laici, i vescovi e il clero. Tutte hanno votato a favore della consacrazione vescovile delle donne sacerdote. L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, nel corso del dibattito ha detto di essere decisamente a favore del compromesso ma ha messo in chiaro che non avrebbe accettato soluzioni che potessero essere lette come una "umiliazione" per le donne.

Anglo-catholic Gerry O' Brian, uno dei tradizionalisti più accesi, ha paragonato l’accesso delle donne al seggio vescovile alla decisione della Chiesa episcopale americana, che ha recentemente nominato vescovo Gene Robinson, un gay dichiarato. O'Brian è stato però sommersi dai fischi. Il Sinodo aveva già detto sì in linea di massima tre anni fa alla consacrazione vescovile delle donne. Il pacchetto di misure di salvaguardia che è stato preannunciato dovrebbe servire a evitare che i tradizionalisti - molto vicini al mondo cattolico, tanto da essere chiamati "anglo-catholic" - decidano per lo scisma non potendo tollerare una novità a loro giudizio "eretica", contraria alla lettera e allo spirito del Vangelo. Nel 1994, quando ha dato via libera all’ordinazione sacerdotale delle donne, la Chiesa anglicana ha perso circa 500 membri del clero passati quasi tutti al campo "papista". Per la consacrazione vescovile delle donne l’emorragia potrebbe essere anche più profonda.

Vaticano Ma la decisione della Chiesa Anglicana non va giù neppure alla Chiesa Cattolica romana. "Abbiamo appreso con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada all’introduzione della legislazione che conduce all’ordinazione delle donne all’episcopato", scrive in una nota il Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, ricordando che la posizione nel merito della Chiesa cattolica è rimasta immutata dai tempi di Paolo VI, il dicastero vaticano incaricato dei rapporti con le altre confessioni cristiane afferma che "una tale decisione significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa d’Inghilterra". "Per il futuro - prosegue la nota vaticana - questa decisione avrà conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni frutti". Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio, è stato invitato dall’arcivescovo anglicano di Canterbury Rowan Williamsa presentare la posizione cattolica alla prossima Conferenza di Lambeth, in programma per fine luglio, appuntamento decennale della Comunione anglicana.