Svolta decisiva per gli italiani rapiti in Yemen

Fausto Biloslavo

Paure e speranze si mescolano al quarto giorno di sequestro dei turisti italiani nello Yemen. I militari che stringevano il cerchio attorno ai rapitori, starebbero allentando la morsa, anche se non vengono considerate ancora sufficienti le garanzie avanzate dai mediatori per la liberazione dei cinque ostaggi. I parenti dei sequestrati hanno inviato un appello ai capi tribù della zona dove sono segregati i loro cari e nella serata di ieri un parlamentare yemenita, che partecipa alle trattative ha acceso un segnale di speranza. «Sono ottimista per la fine della crisi entro le prossime ore. La speranza è grande di concludere questa vicenda con metodi pacifici» ha spiegato lo sceicco Jabal Tuaiman ad uno sito web locale.
La giornata non è iniziata sotto i migliori auspici. Il governo yemenita invia rinforzi nella zona montagnosa di Al Mihtagaza, dove si trovano gli ostaggi, mentre gli elicotteri sorvolano l’area e trasportando, forse, unità speciali in punti strategici. Ogni automobile che entra ed esce dall’area sotto assedio viene minuziosamente perquisita. Secondo l’Associated press sarebbe stata tagliata anche la fornitura d’acqua, come forma di pressione nei confronti dei rapitori, che però rischia di riflettersi anche sulle condizioni degli ostaggi.
La zona è controllata dalla grande tribù di Jham, di cui fa parte il clan degli Al Zaydi, responsabile del rapimento. Gli altri clan hanno duramente condannato il sequestro, ma in egual maniera protestano contro la presenza di ingenti forze militari accusando il governo centrale di aumentare la tensione.
La novità sul fronte delle trattative è il proficuo intervento di un parlamentare yemenita, Jabal Tuaiman. Uno dei rapitori, Abbad Saleh Abbad Al Zaydi, ha confermato al sito locale Maribpress, di aver parlato al telefono con il deputato che «ha presentato garanzie per la soddisfazione delle nostre richieste». Le garanzie, però, sarebbero state sul primo momento respinte perché secondo il rapitore «erano deboli e provenienti da fonti militari». In serata Tuaiman si è detto ottimista di chiudere la vicenda nelle prossime ore. Il capo negoziatore, lo sceicco Derhem Al-Dhamma, filo governativo, ha fatto sapere che le trattative sono «concluse al 90%». Dice: «Sono tutti in buona salute e vengono trattati bene: finora li ho incontrati quasi ogni giorno». Rimarrebbe da discutere un aspetto non da poco, ovvero la sorte dei rapitori. Il dato più importante sarebbe l’allentamento dell’assedio, annunciato da fonti di stampa locali, che corrispondeva alla prima richiesta dei sequestratori.
I parenti di Piergiorgio Gamba, Maura Tonetto, Camilla Ramigni, Enzo Bottillo e Patrizia Rossi, i turisti sotto sequestro, hanno inviato un messaggio nello Yemen, facendo appello ai capi tribù, «persone d'onore che conoscono il valore della famiglia e della vita», dicendosi certi che capiscano «l'ansia» e «il desiderio di rivederli al più presto».
Ieri mattina il ministro degli esteri, Gianfranco Fini, aveva parlato al telefono con il suo omologo yemenita Abubakr al-Qirbi per ottenere l’impegno che non verrà usata la forza. Oggi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha indetto una riunione «per fare il punto della situazione sulla vicenda degli ostaggi nello Yemen».
Nel frattempo a Sanaa sono state eseguite in 48 ore due condanne a morte per precedenti rapimenti di turisti. Misure sono state anche adottate per accelerare i processi attualmente in corso e portare le pene capitali davanti alla corte Suprema, per l’approvazione definitiva. Tali azioni, si legge sul sito dello Yemen Observer che ha pubblicato la notizia, «rivelano la volontà del governo di usare il pugno di ferro contro questi criminali, le cui azioni danneggiano la reputazione, l'economia e lo status internazionale dello Yemen».