Svolta Donadoni, nazionale affidata a Del Piero

Il ct ne cambia cinque degli undici che hanno perso con l’Olanda: dentro Chiellini e Grosso in difesa, Perrotta e De Rossi a centrocampo. Ma le chiavi della squadra (e la fascia di capitano) finiscono allo juventino: <strong><a href="/a.pic1?ID=268646" target="_blank">&quot;Io, da panchinaro a capitano&quot;</a></strong>. La Romania: <strong><a href="/a.pic1?ID=268650" target="_blank">&quot;Non siamo perdenti&quot;</a></strong>

Zurigo - L’Italia di Donadoni è già al bivio: dentro o fuori. Dentro l’europeo a caccia di una suggestiva rimonta o fuori, a meditare su una legge scritta del calcio italiano. A ogni mondiale felice e travolgente, segue un europeo deludente. Accadde così dopo il trionfo in Spagna (Bearzot non riuscì nemmeno a qualificarsi, ricacciato indietro proprio dalla Romania) e dopo la finale di Pasadena ’94 (in Inghilterra gli azzurri di Arrigo furono ricacciati indietro per un rigore sbavato da Zola). Nessuna meraviglia se la scena dovesse ripetersi dopo la notte magica di Berlino: solo nelle curve a gomito, il calcio italiano riesce a cavare il meglio dalle proprie risorse fisiche e nervose. Al bivio, fissato nello stadio Letzigrund di Zurigo sul far della sera, garantita la presenza di molti italiani, Roberto Donadoni si presenta con una rivoluzione, cambiando cinque pedine oltre che il disegno tattico rispetto all’apertura con l’Olanda. Due nomi, su tutti, incarnano il bisogno disperato di voltare pagina, vincere la sfida e raccattare i primi 3 punti in classifica, anche il primo golletto del torneo: Del Piero e Chiellini. Due della Juve aggiunti a Buffon e Camoranesi, uno in difesa per chiudere la falla aperta da Materazzi, l’altro in attacco per sopperire allo zero in condotta della prima sfida, due in grande smalto fisico, come dimostrarono gli allenamenti ripetuti a Coverciano e le più recenti prove di Baden, fino al mistero di ieri, con 15 minuti concessi a tv e giornalisti e poi la fine del test a porte chiuse. «Per mettere in fuorigioco le spie romene» la spiegazione ufficiale del Ct e del portavoce federale Valentini.

Promossa, con la Juve, anche la Roma, bocciato il centrocampo milanista «impiccato» alla prima esibizione deficitaria: entrano infatti anche De Rossi e Perrotta, fuori Gattuso e Ambrosini. Mai vista prima nè provata una Nazionale così ridisegnata con l’albero di Natale, unica eredità rossonera nella circostanza. Del Piero, da campione di scorta, diventa l’uomo della provvidenza. «Non mi aspetto che faccia tutto lui» chiarisce il Ct per evitare un carico eccessivo di responsabilità. Scontata la carica nervosa dell’Italia, in discussione la durata fisica. «La Romania è una squadra tosta, bisogna gestire bene la rabbia, fare in modo che non spenga la luce» la raccomandazione di Donadoni deciso questa volta non solo a cambiare registro tattico ma a rivoltare, come un calzino, la sua prima Italia, oltre che le abitudini. Niente più misteri sullo schieramento: informazioni generose passate agli interessati e ai giornalisti, così per cancellare quel clima da ok Corral dei giorni scorsi. «Da 2 anni uso lo stesso metodo, è sciocchino fare certe critiche» la sua stoccata a talune critiche giunte dall’interno dello spogliatoio, segno vistoso di qualche crepa comparsa sul muro dello spogliatoio. La paura è l’altro nemico da temere. «Dev’essere sana, non deve metterci le manette ai polsi» sostiene sempre il Ct che si toglie dall’imbarazzo di una posizione difficilissima. Se perde, va a casa anche lui e al suo posto torna Marcellone Lippi. «Per me non conta niente» ripete sereno e tranquillo che sembra tradire una sicurezza mai indovinata nei giorni scorsi. È forse merito dell’ultimo test. «Ho visto un gruppo pimpante, voglioso, tonico» garantisce. Certo: 5 cambi su 11 sono quasi il 50% della squadra. Forze nuove, testimonianza pubblica e solenne degli errori collezionati con la prima.

La Romania si trascina dietro lo stesso amuleto di Van Basten: non vincono contro gli azzurri da 19 anni, il precedente più vicino nel tempo è fissato nel giugno del 2000 a Bruxelles (2 a 0, gol Inzaghi e Totti). Ci incutono paura non per le espressioni di Chivu («troveranno l’inferno») ma per il cemento del bunker. Il suo Ct, Piturca, un centravanti di gran rendimento, ha fama di catenacciario. O si sfonda oppure si torna a casa. Ci pensa Del Piero, pensano in tanti. Dev’essere un’altra Italia è il caso di aggiungere.