La svolta di Forza Italia. Così ha conquistato i Comuni della sinistra

A due mesi dalle amministrative i segreti della vittoria. Cicchitto: "Azzeccati i nuovi coordinatori e la scelta di candidati radicati"

Roma - Era il 18 gennaio 1994 quando, nel fuoco di un durissimo scontro tra Parlamento e magistratura, partì di slancio l’operazione Forza Italia. Una nascita tumultuosa per un partito d’opinione, basato su comitati elettorali e club, su una buona dose di frenetica improvvisazione. E, soprattutto, sulla capacità politico-mediatica di un leader come Silvio Berlusconi di far deflagrare un messaggio di libertà, novità e modernizzazione dentro un Paese chinato su se stesso, dopo il ciclone di Tangentopoli.
Furono questi gli ingredienti che resero possibile la nascita di Forza Italia e condussero allo straordinario successo del 1994. Nel medio-lungo periodo, però, il pericolo che lo spontaneismo non fosse sufficiente ad aggregare durevolmente il grande blocco economico-sociale e politico culturale dei moderati venne paventato da molti. Soprattutto a livello locale, si disse, la mancanza di una struttura consolidata sul territorio sarebbe stata pagata.
Alla prova dei fatti quel timore ha trovato puntuale realizzazione. Le elezioni amministrative, per anni, hanno rappresentato il punto debole di un partito capace, invece, a livello nazionale, di assicurare una tenuta più che soddisfacente. Un «deficit» manifestatosi puntualmente nell’arco di tutta la storia del movimento, con percentuali pronte a ridursi drasticamente ogniqualvolta si votasse per i Comuni o per le Province. Le ultime elezioni amministrative hanno, però, segnato un possibile punto di svolta. Nella tornata da poco conclusa Forza Italia, per la prima volta nella sua storia, ha invertito la rotta e strappato percentuali superiori a quelle ottenute nella precedente consultazione nazionale del 9 e 10 aprile. Un’inversione di tendenza che attende, naturalmente, di essere confermata da altre prove del voto, ma che non può essere ignorata. Anche perché questo trend appare in controtendenza rispetto a quello degli altri partiti nazionali della coalizione di centrodestra: Alleanza Nazionale e Udc.
«Un tempo si diceva: tanto alla fine ci pensa Berlusconi» spiega il vicecoordinatore, Fabrizio Cicchitto. «L’esperienza ha dimostrato che questo calcolo era sbagliato. Il partito ha agito, ha cambiato tanti coordinatori regionali, ha proceduto ad alcuni commissariamenti e questo ha portato a una scelta dei candidati più accurata». «C’è stata una grande mobilitazione per questo voto - racconta il responsabile Enti Locali, Mario Valducci -. In questi quattordici anni la classe dirigente è cresciuta, una semina di lunga durata che ora sta producendo i suoi effetti. Sicuramente c’è stato un forte voto contrario al governo Prodi, ma Forza Italia ha raggiunto percentuali importanti, attorno al 27%, in province come Ancona, Genova e La Spezia. Percentuali che testimoniano un maggior radicamento del partito. Inoltre è stata ormai conquistata una stabile alternanza in territori mai conquistati dall’area moderata come Grosseto, Arezzo, Parma, Bologna». Non tutto gira ancora come potrebbe. «Sulla scelta dei candidati avremmo potuto fare ancora meglio. Il dato più clamoroso è Agrigento, dove su 30 consiglieri, 22 appartengono al centrodestra ma il sindaco è di centrosinistra». Elementi di soddisfazione vengono introdotti anche dal senatore Lucio Malan. «Abbiamo scelto buoni candidati. E non sono state presentate liste a misura dei consiglieri uscenti, per tutelarne le posizioni di potere, ma si è tenuto conto di un criterio competitivo sempre salutare».
Se Antonio Palmieri fa notare come questa volta le candidature a sindaco e presidente di Provincia siano state chiuse con largo anticipo rispetto al passato, Gregorio Fontana riconosce il ruolo dei Circoli. «Forza Italia prima era considerata perdente in partenza alle amministrative - ricorda il deputato azzurro -. Ora si è istituzionalizzata. Inoltre ci sono anche i Circoli che agiscono nello spazio pre-partitico e post-partitico come fonte di entusiasmo ma anche come rifugio o sfogatoio per gli scontenti». Una sorta di paracadute, utile a tamponare alcune falle. E a completare il mosaico di un partito vicino al definitivo salto di qualità.
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